I tacchi che hanno risvegliato Lola dentro di me
Mi sono svegliato con i tacchi ancora ai piedi e una voce che mi sussurrava all’orecchio che non c’era più ritorno: ogni giorno sarei stato un po’ più Lola e un po’ meno me.
Mi sono svegliato con i tacchi ancora ai piedi e una voce che mi sussurrava all’orecchio che non c’era più ritorno: ogni giorno sarei stato un po’ più Lola e un po’ meno me.
Cercavo silenzio e un orto. Quello che trovai fu un’intera famiglia disposta a dividersi me, uno dopo l’altro, senza che nessuno sapesse degli altri.
Quando ci ha fatto salire sul palco e sono iniziate le scommesse su cosa avessimo sotto il vestito, ho capito che la festa di lusso non era più normale.
Scesi in pista pensando di avere tutto sotto controllo. Tre ore dopo ero diventato un semplice osservatore di qualcosa che non mi apparteneva più.
Domani saranno otto anni da quell’ultima notte con lui, e mi chiedo ancora se fui coraggiosa o solo egoista a chiedergli quello.
Avevamo passato la mattina a scherzare in cinque, con quella tensione che nessuno nomina. Quando iniziarono a toccarsi, fu chiaro che il pomeriggio sarebbe durato molto.
Il secondo giorno, il vento scuoteva la capanna con tanta forza che ci restava solo da guardare film. Uno di quelli non avrebbe mai dovuto uscire da quella custodia bagnata.
Quando lo vidi entrare nel dark room dietro di me, capii che la notte non sarebbe finita nel mio letto. Aveva il fisico che si vede solo nelle riviste.
La cerniera si aprì e due teste si affacciarono come se aspettassero il loro turno da un pezzo. Non ci sorprendemmo. Né ci coprimmo.
L’acqua cadeva su di noi e io ero in ginocchio. Quei tre giorni mi insegnarono che ci sono piaceri che non si possono reprimere, per quanto ci provi.