La mia ragazza non sapeva che sognavo di condividerla
Non le ho mai detto quello che immaginavo di notte mentre dormiva accanto a me. Questa è la confessione che tengo zitta da quando siamo arrivati in quella città.
Racconti che esplorano i desideri più profondi
91 raccontiNon le ho mai detto quello che immaginavo di notte mentre dormiva accanto a me. Questa è la confessione che tengo zitta da quando siamo arrivati in quella città.
Scesi nello studio quella notte solo per scoprire il piano che avevano per me. E, invece di fuggire, mi inginocchiai e dissi sì a tutto.
Vagavo con pochi vestiti addosso quando qualcosa di enorme e umido emerse dal folto e mi afferrò i polsi prima che potessi urlare.
Mancava poco alla chiusura quando suonò il campanello. Entrarono lui e lei, chiesero pizzo nero e, senza saperlo, mi offrirono il pomeriggio che da mesi fantasticavo da sola.
Per tutta la vita ho creduto di appartenere solo a lui. Il pomeriggio in cui entrò in presidenza e mi trovò sulla scrivania, scoprii quanto gli piaceva vedermi con un altro.
Quando arrivò l’ultima sfida della notte, sapevo che potevo dire di no. Quello che nessuno si aspettava era che dicessi di sì con quel sorriso sulle labbra.
Mi sono svegliata sicura che fosse stato solo un sogno caliente. Poi ho visto la scatola sul tavolino del salotto, identica a quella del sogno, e il caffè mi è caduto dalle mani.
Erano le due di notte, eravamo soli al 25° piano e lei aveva la schiena bloccata. Quello che iniziò come un favore finì per essere altro.
Quella notte di Halloween non si aspettava compagnia. Ma qualcosa di freddo si materializzò ai piedi del letto e sussurrò il suo nome come se lo conoscesse da tutta la morte.
Gli ho mandato la foto di una scatolina e quattro parole: «stanotte giocherò con te». Non sapevo che il nuovo giocattolo non fosse per me, ma per lui.
Ero sudata e ansimante quando alle mie spalle mi raggiunse la sua voce. Non voleva invitarmi a cena: voleva comprarmi tutta la notte, e io volevo farmi comprare.
Avevo nello zaino il mio vestito fucsia e in testa un solo pensiero: quella notte sarei stata di tutti quelli che avrebbero pagato per me.
Mi sono sdraiata nuda credendo di voler solo dormire. Tre ore dopo stavo ancora scoprendo quanto piacere fossi capace di darmi da sola.
Gli ho chiesto una foto e mi è arrivata quella di un altro uomo: uno sconosciuto perfetto. Quella notte non immaginavo dove mi avrebbe portata quell’immagine mentre dormivo.
Adoro il pisolino quando sono sola in casa. Oggi il fresco del temporale mi ha fatto rizzare la pelle e, senza rendermene conto, non riuscivo a pensare ad altro che a come mi avresti guardata tu.
Cercavo qualcosa di diverso quel pomeriggio, qualcosa che mi tirasse fuori dalla noia. Trovai uno sconosciuto disposto a guardarmi mentre mi lasciavo guardare.
Pensavano che dormissi. Dal corridoio ho sentito ogni parola, ogni risata bassa, ogni cosa che dicevano su di me. E invece di indignarmi, sono rimasta immobile, ad ascoltare.
Quel pomeriggio non mi è servito nessun video. È bastato chiudere gli occhi per viaggiare su un balcone dove qualcuno mi guardava godere e a me non è più importato nulla.
Sono le due del mattino, non riesco a dormire e sono solo. Il caldo stringe, il letto brucia e la mia mente comincia a vagare tra nomi e corpi che credevo dimenticati.
Quella notte non pensai a nessuno. Spensi la luce, mi guardai nuda nel buio e capii che il corpo che avevo dato tanto agli altri poteva essere solo mio.
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