La fantasia che ho confessato al mio migliore amico
Conservavo quel desiderio sotto chiave da anni. Quella notte, ubriaco e senza difese, lo confessai all’unica persona che poteva renderlo reale.
Conservavo quel desiderio sotto chiave da anni. Quella notte, ubriaco e senza difese, lo confessai all’unica persona che poteva renderlo reale.
Rubén riempì la caffettiera mentre, dall’altra parte della finestra, le nostre mogli smettevano di fingere. Nessuno dei due distolse lo sguardo, e allora la sua mano trovò la mia.
Lavoravo da settimane osservandolo attraversare il corridoio. Quel pomeriggio mi chiamò nel suo ufficio, e qualcosa dentro di me capì che tutto stava per cambiare.
Aveva le braccia che uno nota anche quando tenta di non farlo. Mi disse addio in trenta secondi e tornò su. Io non riuscii a smettere di pensarci.
Non avevo una compagna, non avevo fretta. Solo io, il buio e i gemiti di una cantante che dagli anni novanta non aveva mai smesso di farmi sentire qualcosa.