Il mio ex padrone mi ha trovato nudo nell’oliveto
Mi sdraiai nudo sotto l’ultimo sole di settembre, offrendo il mio corpo a chiunque volesse guardarlo. Poi comparve l’unico uomo che credevo di non rivedere più.
Mi sdraiai nudo sotto l’ultimo sole di settembre, offrendo il mio corpo a chiunque volesse guardarlo. Poi comparve l’unico uomo che credevo di non rivedere più.
Credeva di essere solo sotto l’acqua, quando un braccio gli circondò il collo da dietro e una voce roca gli sussurrò all’orecchio ciò che era già evidente.
La porta della camera era socchiusa. Mi sono affacciato dalla fessura senza pensarci e quello che ho visto mi ha inchiodato: mio padre non era quello che credevo.
Quando mi aprì la porta in mutande e mi disse «in ginocchio, in silenzio», capii che quella notte sarebbe valsa la traversata in Uber fino all’altra parte della città.
Il parco era vuoto alle nove. Quando apparvero le tre sagome scure in fondo al sentiero, capii che non sarei tornata a casa la stessa persona.
Sono andato a casa di Sergio solo per guardare la finale. Quando è suonato il fischio finale, una mano mi è affondata tra le natiche e ho capito che il vero piano iniziava lì.
Attraversammo l’oceano per festeggiare i nostri ventuno anni con loro. Quando scendemmo in salotto vestiti, i due ci aspettavano in piedi e capii che niente sarebbe stato più come prima.
Mi sdraiai nudo sul lettino apposta, senza coprirmi, solo per vedere cosa avrebbe fatto lui quando fosse entrato con l’olio caldo.
Sognavo entrambi quando sentii il peso di un corpo salire sul letto. Una mano calda mi percorse la schiena e seppi, prima di aprire gli occhi, che non era Mateo a essere tornato.
Lo riconobbi appena parlò: era lo stesso della settimana precedente, quello con quel cazzo smisurato che mi lasciò zoppicante per giorni.