La matura che mi diede le chiavi non rimase sulla porta
L’appartamento era un congelatore, così bussai alla sua porta per chiederle del riscaldamento. Uscì in pigiama e mi offrì un caffè che avrei ricordato a lungo.
L’appartamento era un congelatore, così bussai alla sua porta per chiederle del riscaldamento. Uscì in pigiama e mi offrì un caffè che avrei ricordato a lungo.
Alzai lo sguardo verso la professoressa che tutti temevano e mi si gelò il sangue: era lei, la donna con cui mi ero masturbato in webcam per due anni.
Tre notti a dormire accanto a lui in quella cabina minuscola, finché una notte la sua mano enorme cominciò a percorrermi come se gli appartenessi già.
Mi ha urlato contro in ascensore e dieci minuti dopo mi trascinava nel suo appartamento. Ero vergine, goffo e terrorizzato; lei sapeva benissimo cosa voleva da me.
Salì la scala davanti a me, senza niente sotto la camicia da notte, e capii che da quella casa non sarei uscito più lo stesso.
Mi sono seduta sul bordo del molo senza cercare nulla, ma il suo sguardo da uomo che sa quello che vuole mi ha smontata prima ancora che dicessi una parola.
Meses llevaba cruzándolo en el agua sin decirnos nada. Aquel domingo, cuando sus manos rozaron mi cintura en la escalerilla, dejé de fingir que no lo deseaba.
La sua mano fredda si chiuse sul mio braccio come una morsa. Ero novanta chili di muscoli eppure, davanti a lui, mi sentii piccolo, esaminato, comprato.
L’annuncio diceva «sessione erotica gratuita per ragazzi giovani». Quello che non diceva, e che io capii perfettamente, era come avrebbe pensato di farsi pagare quella notte.
Il taxi arrivò alle due e mezza. Salii i quattro piani con due borse in mano e la certezza che non si poteva più tornare indietro.
Alle quattro del mattino, da solo nel laboratorio, scoprì che il divorzio non gli aveva risvegliato i soliti desideri: ne aveva accesi altri, con il nome di un vicino.
Quando tolsero il confinamento, avevo troppo desiderio da sopportare. Uscii di casa deciso a trovare ciò di cui avevo bisogno, senza immaginare che sarebbero stati in tre.
Mi sono svegliato duro, ho deciso di non farmi la solita sega e sono andato al cruising. Non immaginavo di finire in ginocchio con tre cazzi attorno alla faccia.
Mi sono tirato fuori il cazzo fingendo di pisciare sotto un albero, aspettando di vedere se quello sconosciuto avrebbe osato avvicinarsi al buio del parco.
Bruno mi lasciava inginocchiare davanti a lui, ma non mi baciava mai: diceva che quello non si fa con chiunque. Io volevo solo smettere di essere chiunque per qualcuno.
L’ho visto in boxer una sola volta e da allora non riesco a dormire senza pensare a lui. Il fatto che sia mio fratellastro dovrebbe bastare a fermarmi, ma non basta.
Il caldo di agosto schiacciava il patio del palazzo e Adrián non riusciva a distogliere gli occhi dalla finestra di fronte. La signora Valverde non sapeva di essere osservata.
Finalmente avevo il suo corpo davanti a me, a centimetri di distanza. Il mio migliore amico. Il mio uomo. E io pronto a non farmi sfuggire quel momento per nulla al mondo.
Salii sull’autobus pensando che avrei preso solo una birra. Quando volli scendere, era già troppo tardi per fingere di non voler restare.
Quando Aurelia si tolse il vestito davanti alla mia macchina fotografica, capii che quella sessione non sarebbe finita come le altre.