Ci ha riprese nella doccia del campeggio e gliel’abbiamo fatta pagare
Sono uscita dalla doccia convinta che nessuno ci avesse viste. Quella stessa notte ho scoperto nel suo telefono che qualcuno aveva registrato ogni gemito dalla cabina accanto.
Sono uscita dalla doccia convinta che nessuno ci avesse viste. Quella stessa notte ho scoperto nel suo telefono che qualcuno aveva registrato ogni gemito dalla cabina accanto.
Avevo nello zaino il mio vestito fucsia e in testa un solo pensiero: quella notte sarei stata di tutti quelli che avrebbero pagato per me.
Ero a quattro zampe, tremante, col culo in fuori e il mio cazzo che colava da solo. Lui aveva appena infilato la punta e già supplicavo che mi spaccasse intero.
Salii in ascensore con i tacchi e la parrucca, pregando di non incontrare nessuno. Lui aprì in accappatoio e mi chiamò troia prima ancora che dicessi ciao.
Avevo la bocca piena di lui quando sentii la porta. E poi è apparsa lei, con quel mezzo sorriso che ha sempre saputo dirmi tutto senza aprire bocca.
Quella sera mi preparai come mai prima. Camila sarebbe arrivata con il suo zainetto e il suo sorriso malizioso, e io sapevo esattamente cosa le avrei chiesto.
Appoggiai la fronte alla porta della camera, cercando di non fare rumore, e allora sentii il suo respiro sulla nuca e capii che quella notte non avremmo ancora dormito.
Il corridoio era in silenzio, la sua porta socchiusa. Sapevo che non dovevo entrare. Entrai lo stesso.