La notte dello strip poker che cambiò tutto
Due donne separate, un appartamento fin troppo ordinato e un mazzo di carte che nessuno avrebbe dovuto trovare quella notte.
Due donne separate, un appartamento fin troppo ordinato e un mazzo di carte che nessuno avrebbe dovuto trovare quella notte.
Mi erano sempre piaciuti gli uomini. O almeno così credevo, finché una notte la mia amica mi guardò in modo diverso e qualcosa dentro di me rispose.
Pensavo a quella notte da un mese, e raccontai tutto a Sandra senza filtri. Lei ascoltò in silenzio e alla fine disse: mi fai invidia. Così iniziò tutto.
Era da un mese che non riuscivo a togliermi dalla testa quell'angolo dell'Industria. Quella notte decisi di tornarci, ma non da sola.
Quando mi chiamò alla cattedra e mi chiese di smettere di distrarlo, capii che venerdì il mio perizoma non sarebbe tornato a casa con me.
Il corridoio era in silenzio, la sua porta socchiusa. Sapevo che non dovevo entrare. Entrai lo stesso.
Da quando sono salita in auto, i suoi occhi tornavano allo specchietto una volta dopo l’altra. Era ovvio che mi stesse guardando. Decisi di fare qualcosa al riguardo.
Sono scesa all’aeroporto con un vestito rosso troppo aderente e un segreto tra le gambe. Quella notte il rosso ci entrò nella pelle, nella bocca, dappertutto.
È arrivata senza preavviso all’inizio del semestre e dal primo giorno mi ha guardato senza vergogna. Non so quando ho cominciato ad aver bisogno che lo facesse.
Camminavo senza meta quando un uomo affacciato al secondo piano mi sostenne lo sguardo, come se sapesse già che saremmo finiti aggrovigliati tra le sue lenzuola.
Mi ha chiesto un rapidino mentre scrivevo. È uscito dal bagno profumando di lui e io mi sono messa le calze di pizzo. Il resto me lo gusto ancora.
Valentina vide il rigonfiamento sotto i pantaloncini e non lo ignorò. Si alzò, controllò che la sala fosse vuota e gli si avvicinò lentamente.
Quattro uomini pagarono per usarmi in un magazzino. Mia figlia controllava la porta. Quella notte smisi di essere chi ero.
Avevo ventisei anni e non avevo mai fatto nulla di simile. Entrai in quella stanza con le mani tremanti e ne uscii un’altra persona.
Se quella mattina ci avessero detto che saremmo finiti in una stanza con uno specchio sul soffitto, nessuno dei due ci avrebbe creduto.
Quando entrai in quel bar e sentii la sua voce presentarsi, qualcosa dentro di me crollò. Non era desiderio. Era resa assoluta.
Da tre settimane non scopavamo. Quando vidi quell’uomo avvicinarsi lungo il sentiero, lui mi strinse la testa più forte. Non pensava a fermarsi. E io non volevo che lo facesse.
Per mesi avevo fantasticato di arrendermi a qualcuno capace di prendere il controllo. Non immaginavo di trovarlo un venerdì al bancone di un bar.
Mentì davanti a tutti nel parcheggio per salire sulla mia macchina. Prima di uscire dalla città, aveva già cercato la mia mano. E nemmeno io volevo tornare a casa così.
La brezza notturna, due spinelli accesi e la certezza che tutti dormissero. Mancava solo che uno dei due dicesse ad alta voce ciò che entrambi pensavamo.