Stavo per partire e lui è comparso alla mia porta
Da settimane mi ripetevo che era la cosa giusta: prendere le distanze, salire su quell’aereo e non voltarmi indietro. Ma quando aprii la porta e lo vidi, tutto andò in fumo.
Da settimane mi ripetevo che era la cosa giusta: prendere le distanze, salire su quell’aereo e non voltarmi indietro. Ma quando aprii la porta e lo vidi, tutto andò in fumo.
Quell’armadio d’uomo stava mangiando un panino al bancone. Bastò incrociare gli sguardi per sapere che quella notte sarei andata a cercarlo davanti alla discoteca.
Quando Valeria gli corresse la postura alla macchina, lui non riuscì a nascondere l’eccitazione. Lei lo vide, sorrise e gli propose qualcosa che non era previsto da nessun programma.
Quando mi portò sulle scale di servizio del salone, era già da mezz’ora che la sua mano decideva per entrambe. Io mi limitai a lasciar accadere tutto.
Il giardino era buio quando Marcos mi trascinò dietro le siepi. Quello che venne dopo, tra champagne e corpi, non lo aveva pianificato nessuno.
Troppa caffeina per dormire, sono sceso nella hall e lei era lì: bionda, elegante, con una tazza di caffè tra le mani e quel sorriso non del tutto innocente.
La commessa mi assicurò che nessuno avrebbe potuto vedermi. Quando la scatola cadde, rimasi esposta davanti a tre sconosciuti che non avevano intenzione di andarsene.
Quando cominciarono i gemiti dall’altra parte della parete, lei dormiva accanto a me. Quello che vidi nello specchio quella notte ancora non so come raccontarlo a nessuno.
Ho lasciato l’auto a un isolato per non fare rumore. Le luci erano spente, ma dal fondo della casa arrivavano risate che non avevano nulla a che fare con una riunione tranquilla.
Erano tre mesi che non stavo con nessuno, e quando lo vidi entrare nella hall capii che quella notte sarebbe stata diversa. Non mi sbagliai.
Nessuno rispose quando bussai alla porta. Entrai, percorresi il corridoio e, arrivato alla rimessa, rimasi paralizzato davanti a ciò che vidi.
Camminai verso la scuola sentendo lo sperma di Ramiro tra le gambe. La giornata era appena iniziata.
Quando Natalia cominciò a togliersi la camicetta, capii che quel saluto non sarebbe stato come gli altri. Avevo 18 anni e non avevo mai toccato una donna.
Quando uscii dal bagno, Sebastián aveva in mano gli indumenti rosa e quello sguardo deciso che mi diceva che non avrei potuto rifiutare.
Sotto la sua giacca, qualcosa si muoveva. Avrei dovuto andarmene. Invece allungai la mano e quello che seguì cambiò per sempre quell’estate.
Camminai scalza lungo il corridoio e appoggiai la fronte alla porta della stanza. Sapevo che sarebbe venuto dietro di me. E sapevo esattamente cosa mi avrebbe fatto lì.
Lunedì scoprì soltanto che non riusciva a togliermi gli occhi di dosso. Venerdì mi diede la chiave della biblioteca e mi diede appuntamento alle sei.
Era solo un gioco per fare amicizia, ma quando lei chiese se poteva venire quella notte capii che avevamo oltrepassato una linea che volevo oltrepassare.
L’ho aggiunto senza pensarci. Ho letto tutto quello che ha pubblicato. Non gli ho mai messo un like. Tre anni dopo, non riesco ancora a scrivergli.
Aveva ventun anni e da mesi mi guardava in un modo che fingevo di non notare. Quella sera mio figlio andò a dormire e restammo soli.