Quello che feci al mio addio al nubilato non gliel’ho mai raccontato
Mi mancava una settimana al matrimonio quando mi sedetti al centro del salone e lasciai che uno sconosciuto mi convincesse a entrare in quella stanza.
Mi mancava una settimana al matrimonio quando mi sedetti al centro del salone e lasciai che uno sconosciuto mi convincesse a entrare in quella stanza.
L’annuncio diceva «sessione erotica gratuita per ragazzi giovani». Quello che non diceva, e che io capii perfettamente, era come avrebbe pensato di farsi pagare quella notte.
Il mare mi ha sputato sul ponte di uno yacht senza un solo uomo a bordo. Quando mi sono svegliato la seconda volta, avevo già il loro vestito addosso e non capivo perché mi lasciassi fare.
Tre giorni con lo stesso vestito, crollato sulla poltrona. In casa ero l’unica donna rimasta, e decisi che la vita doveva andare avanti, anche se questo significava cominciare a spogliarlo.
Quando le chiesi una depilazione completa, inarcò un sopracciglio e il suo sorriso smise di essere professionale. La cera e le sue dita finirono presto per confondersi.
Credevo di avere la casa tutta per me per quattro giorni. Non avevo previsto che lui avesse le chiavi, le telecamere e una curiosità che non mi aveva mai confessato.
Quella settimana ero stata insolente, e lui mi avvertì: avrebbe visto se fossi rimasta così altera con lui, da vicino e in ginocchio.
Nessuno lo sa. Nemmeno la persona con cui dormo ogni notte. Ma quando chiudo gli occhi mi vedo davanti allo specchio, trasformato in un’altra, pronta per lui.
Sono sempre stato un uomo di calcio e conquiste, finché il primo perizoma sfiorò la mia pelle depilata e capii che non c’era più ritorno.
Quella mattina mi rasai le gambe, mi misi le platform bianche e scesi dall’auto sapendo che tutta la gente per strada mi avrebbe guardata. E infatti mi guardarono.