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Relatos Ardientes

Gioco a tre e scambio con i nostri vicini

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La mattina seguente ci svegliammo tardi, ancora con il corpo pesante per il vino e per tutto ciò che aveva aleggiato nell’aria la sera prima. Facemmo colazione sulla terrazza dell’appartamento guardando il mare, tranquilli, come se non fosse cambiato nulla, anche se entrambi sapevamo che non era così. Dei nostri vicini non avevamo notizie, e mia moglie controllò il cellulare un paio di volte prima di lasciarlo a faccia in giù sul tavolo.

—Non risponde —mi disse Inés, increspando appena le labbra—. Meglio andare un po’ in spiaggia.

—Mi sembra perfetto.

Andammo nella caletta proprio accanto all’edificio. Era un giorno feriale e c’era poca gente, appena un paio di ombrelloni sparsi e il rumore lieve dell’acqua. Stendemmo gli asciugamani vicino a una donna sola, seduta a guardare il cellulare, ancora con una maglietta larga e dei pantaloncini sopra il bikini.

—Ci mettiamo qui, amore? —chiese Inés.

—Sì, qui va bene. Io prendo l’ombrellone.

—Lascia stare, per quanto resteremo. Voglio abbronzarmi. Dammi la crema.

Si tolse la maglietta con quella sicurezza che riusciva sempre a mandarmi in pezzi, poi slacciò la parte superiore del bikini rosso. Sistemò la parte inferiore in modo da coprirsi appena il necessario, lasciando mezzo culo scoperto. Mi inginocchiai dietro di lei e cominciai a spalmarle la crema sulla schiena, sulle spalle e sulla vita, indugiando più del dovuto quando le mani mi passarono ai lati delle tette.

—Non fare l’innocente —mormorò lei, sorridendo senza aprire gli occhi.

—Sto solo facendo le cose per bene.

Mentre finivo di spalmarle la crema sulle gambe, lanciai un’occhiata alla vicina dell’asciugamano. Era ancora presa dal cellulare, rideva da sola, finché finalmente si alzò. Doveva avere più o meno la nostra età, forse qualcosa meno, la pelle molto dorata, il culo sodo e due tette enormi che quasi le sfuggivano dalla parte superiore del bikini nero. Si tolse la maglietta, poi il top del bikini, e rimase nuda dalla vita in su con una naturalezza sfacciata.

Non aveva segni d’abbronzatura sul petto. I capezzoli scuri risaltavano sulla pelle abbronzata, e il modo in cui le tette le ondeggiavano mentre camminava mi fece deglutire. Si guardò intorno, vide che vicino c’eravamo praticamente solo noi e si avvicinò con un flacone d’olio in mano.

—Scusa, mi dai una mano con la schiena? Non ci arrivo bene.

—Certo —risposi, alzandomi—. Nessun problema.

Si mise di spalle a me e mi porse il flacone. La pelle le brillava sotto il sole. Cominciai dalle spalle e scesi lentamente, sentendo la morbidezza calda della schiena, la linea della vita, l’inizio del culo là dove si perdeva il filo del tanga. Lei sospirò appena.

—Spalmalo bene, per favore. Altrimenti poi si vede il segno.

—Sì, tranquilla.

Due minuti dopo tornò al suo asciugamano. Quando mi sedetti, Inés mi stava guardando da sopra gli occhiali scuri con un sorriso storto.

—Guarda il gentiluomo.

—Le ho solo messo dell’olio.

—Sì, ho visto quanto hai sofferto nel farlo.

Ridacchiammo. In quel momento squillò il suo cellulare. Era Darío, il vicino dell’appartamento accanto, con cui avevamo fatto conoscenza la sera prima insieme a sua moglie e a un’altra coppia di amici. Inés cominciò a scrivergli mentre io aprivo la borsa frigo.

—Dice che la mattina si è complicata, ma che poi vengono —mi raccontò—. Il ristorante stasera è pieno, così ho detto loro che è meglio cenare qui, qualcosa di semplice, e domani uscire.

—Mi piace da morire come programma.

Passammo la mattina al sole, girandoci ogni tanto, bevendo tinto de verano e mangiando i panini che avevamo portato. Tornando all’appartamento, Inés mi lanciò uno sguardo divertito mentre salivamo le scale.

—Non hai smesso un attimo di guardare quella della spiaggia.

—Sei gelosa?

—No. Dico solo che i tuoi occhi lavorano parecchio quando ci sono delle tette nei paraggi.

—E tu parli molto quando stai pensando a qualcos’altro.

—Gli occhi sono per me —disse, mordendosi il labbro—, ma per chi sarà il cazzo lo vedremo.

In piscina c’erano già Darío e sua moglie Vera, insieme a un’altra coppia: Mauro ed Elisa. Ci salutammo ridendo, con quella rapidissima confidenza che a volte nasce quando il desiderio si è già fatto sentire prima ancora che qualcuno lo ammetta. Entrammo in acqua, ricordammo le sciocchezze della sera prima, bevemmo ancora un po’ e la conversazione prese un tono sempre più disinvolto.

Vidi che si era fatto tardi e volli salire a sistemare casa.

—Andiamo, Inés, dobbiamo lasciare tutto in ordine.

Lei era seduta sul bordo della piscina, troppo vicina a Darío.

—Vai tu, amore. Dice che mi ha portato una tazza della sua azienda e poi salgo.

La scusa era pessima. Lo sapevamo entrambi. Eppure mi alzai, mi feci una doccia veloce ed entrai nell’appartamento. Pulii il soggiorno, lavai i piatti, spazzai, sistemai le camere. Preparai i vestiti di Inés per la sera: una camicetta morbida con le spalline, uno short aderente e un nuovo completo di lingerie che non le avevo ancora visto indossare.

Quando ero già sotto la doccia del bagno grande, sentii aprire la porta e la sua voce che mi cercava.

—Amore? Dove sei?

—Qui.

Entrò dopo un minuto e si infilò sotto la doccia con me senza aggiungere altro. Era nuda. Non eccitata in modo giocoso, ma bisognosa di contatto. Mi abbracciò forte, mentre l’acqua ci scivolava addosso, e appoggiò il viso sul mio collo.

—Che è successo? —chiesi, accarezzandole la schiena—. Tutto bene?

—Sì. Sì, va tutto bene. Però non lasciarmi più sola.

—Ti sei divertita?

Alzò la testa. Aveva gli occhi lucidi e le tette un po’ arrossate. Abbassò lo sguardo sul mio cazzo, che cominciava già a indurirsi, e lo circondò con la mano insaponata, salendo e scendendo lentamente.

—Mi sono divertita tantissimo —sussurrò—. Fin troppo. Ma quando ho finito ti ho cercato con il viso e tu non c’eri. Senza di te non è la stessa cosa.

—Raccontami tutto dall’inizio.

Sorrise appena, sentendo come mi diventava più duro tra le dita.

—Vuoi tutti i dettagli?

—Tutti.

Inés continuò a segarmi mentre mi parlava all’orecchio. La sua voce si mescolava all’acqua e al suo respiro, e ogni parola mi eccitava sempre di più.

—Siamo entrati in casa sua e non ha nemmeno chiuso bene la porta. Mi ha spinta contro il muro e mi ha detto tutte le porcate che gli si erano accumulate dentro dalla sera prima. Che voleva leccarmi le tette, che avevo un culo fatto per essere scopato, che aveva passato tutta la mattina a pensare di mettermi le mani addosso. Mi ha strappato la parte superiore del bikini e ha cominciato a succhiarmi i capezzoli come un animale. Forte. Senza delicatezza. Come se avesse davvero fame di me.

Le afferrai la vita. Il mio cazzo era ormai duro e scivoloso per il sapone. Lei se ne accorse e strinse più forte.

—Continua.

—Gli ho accarezzato il cazzo sopra il costume ed era durissimo. Mi ha preso per il collo, proprio come sai che mi piace, me l’ha baciato, me l’ha stretto un po’ e mi ha spinto la testa verso il basso. Quando gliel’ho tirato fuori mi è quasi venuto da ridere per quanto era grosso. Grosso, duro, con la punta gonfia. Me l’ha infilato in bocca senza lasciarmi il tempo di pensare, e ho dovuto spalancare bene la bocca per ingoiarlo.

—Cazzo.

—Mi ha scopato la bocca per un po’. Non con violenza da farmi male, ma con tanta voglia. Io gli tenevo i fianchi e lo lasciavo spingersi fin dove riuscivo. Mi colava la saliva sul mento e lui mi diceva: «Così, troia, così ti volevo vedere». E io mi bagnavo ancora di più.

La sua mano scese fino ai miei testicoli e poi tornò a salire. Sentii le sue dita sul mio culo, che circondavano il buco con la punta insaponata.

—Poi mi ha fatta sedere sul tavolo della cucina. Mi ha aperto le gambe e mi ha infilato due dita nella fica tutto d’un colpo. Ero fradicia. Le tirava fuori, mi sfregava il clitoride e me le infilava di nuovo, mentre mi succhiava una tetta e mi pizzicava l’altra. Sono venuta la prima volta in un attimo. Mi tremavano le gambe sopra il tavolo.

—Mettimi un dito —gli chiesi, ansimando.

Lo fece immediatamente. Il suo dito entrò lentamente nel mio culo, accarezzandomi dentro mentre con l’altra mano continuava a segarmi.

—Poi mi ha fatta scendere dal tavolo, mi ha messa a pecorina e me l’ha infilato da dietro, nella fica, duro, fino in fondo. Io appoggiata sulle mani, lui che mi affondava le dita nei fianchi, e tra una spinta e l’altra mi infilava un dito nel culo. Lì sono quasi venuta di nuovo. Mi stava aprendo dietro con un dito e scopando davanti, senza lasciarmi riprendere fiato.

—Fammi questo —mormorai.

Inés sorrise con perfidia e mi infilò un secondo dito. Lasciai sfuggire un gemito roco e appoggiai la fronte contro la parete bagnata.

—Siamo venuti quasi insieme. Dopo mi ha riempito la bocca, quando l’ha tirato fuori, e mi ha fatto ingoiare. Poi siamo saliti in camera. Mi ha detto che mi avrebbe fatto un massaggio, ma sai come finiscono quei massaggi.

La sua voce si fece più bassa, più calda.

—Mi ha stesa a pancia in giù sul letto, ha messo un asciugamano sotto di me e mi ha sollevato il culo con un cuscino. Mi ha riempita d’olio. Prima la schiena, poi le natiche, poi tra le gambe. Aveva un dito nel mio culo e l’altra mano sul clitoride. Ero aperta, tremavo, gli chiedevo di più. Allora mi ha appoggiato la punta sul culo. Solo la punta, ma la pressione era tanta che mi sono irrigidita subito.

—Te l’ha infilato?

—Ci ha provato. È entrato un po’, diverse volte, ma gli ho detto che mi faceva male. Non ero pronta. Così è tornato alla fica e lì mi ha scopata come un bastardo. Forte, fortissimo. Mi sono aggrappata alla testiera perché la stava sbattendo contro il muro. Sono venuta a fiotti. Ho sentito che mi riempiva di nuovo e lì ho capito che volevo stare con te. Mi sono vestita e sono venuta qui.

Ansismava mentre lo raccontava, e io ero ormai sul punto di venire. Mi girò contro la parete, si inginocchiò sotto l’acqua e mi ingoiò il cazzo con un’avidità che mi svuotò la testa. Me lo succhiò tutto, saliva e sapone mescolati, facendo salire la lingua lungo l’asta e stringendo con la bocca sulla punta. Le sue dita erano ancora dentro il mio culo, muovendosi esattamente come dovevano.

—Vieni nella mia bocca —mormorò, sfilandoselo per un secondo per dirlo—. Voglio sentirlo.

Non resistetti oltre. Venni con un grugnito, stringendole i capelli tra le dita. Lei ingoiò quasi tutto, si pulì l’angolo della bocca con il pollice e si alzò per baciarmi con il mio stesso sapore sulle labbra.

—La prossima volta —disse— non lasciarmi sola.

—La prossima volta non ti perdo di vista.

***

Dopo un po’ arrivarono gli altri. Mauro ed Elisa comparvero per primi con una bottiglia di liquore e il sorriso di chi è già pronto a oltrepassare una linea. Inés era spettacolare, con la camicetta sottile che le aderiva alle tette e lo short che le segnava il culo. Vera indossava un top scollato e Darío una maglietta aderente che sembrava fatta apposta per mettersi in mostra.

Ordinammo delle pizze, tirammo fuori i bicchieri, sgranocchiammo patatine e continuammo a bere. Il calore dell’appartamento aumentava di pari passo con l’alcol. Nessuno parlò direttamente di ciò che era successo quel pomeriggio, ma era nell’aria. Si vedeva negli sguardi, nel modo in cui Mauro non staccava gli occhi dalla scollatura di Inés, nel modo in cui Elisa mi sfiorava il ginocchio sotto il tavolo ogni volta che poteva, nel modo in cui Darío mi sorrideva e poi guardava mia moglie.

Quando avevamo già mandato giù diversi cicchetti, tirai fuori il gioco che avevamo comprato quella mattina in un negozio sul lungomare.

—È come il gioco dell’oca, ma perverso —annunciai—. Ogni casella ha una prova. Se non vuoi farla, bevi.

—Sembra pericolosissimo —disse Elisa ridendo.

—Per questo piace —rispose Inés.

Cominciammo tra le battute. All’inizio erano sciocchezze: togliersi un indumento, baciare chi sedeva accanto, lasciarsi toccare sopra i vestiti. Ma il gioco andò avanti rapidamente e con esso la vergogna si sciolse.

A me toccò rimanere senza maglietta. Vera ed Elisa applaudirono come se stessi facendo uno spettacolo. Poi a Inés uscì di baciare la persona alla sua sinistra, e lei diede un bacio breve a Mauro, anche se il gesto conteneva più intenzione di quanta ne fosse durata la durata del contatto. A Mauro toccò toccare l’inguine della persona alla sua destra.

Mia moglie aprì appena le gambe, provocatoria, e Mauro le passò la mano sopra lo short, stringendo proprio là dove c’era la sua fica. Inés espirò dal naso, guardandomi dritto negli occhi mentre lui la palpava. Sentii una fitta diretta al cazzo.

Poi a Elisa toccò toccare il petto della persona alla sua sinistra, cioè io. Mi venne alle spalle, mi massaggiò i pettorali e mi leccò l’orecchio, lentamente, facendomi capire che il gioco non era più soltanto un gioco. Quando tornò al suo posto, mi lanciò uno sguardo umido che ormai non nascondeva più nulla.

Più tardi toccò a me toccare il petto della persona alla mia sinistra. Vera si sollevò la camicetta senza pudore e lasciò le tette scoperte. Elisa protestò fingendosi gelosa e disse che, se toccavo, dovevo toccare entrambe. Mi ritrovai con una tetta in ogni mano, sentendo il peso, i capezzoli duri, il calore di due corpi diversi. Il mio cazzo palpitava ormai completamente eretto.

I vestiti continuarono a cadere. Darío, che stava guadagnando terreno sul tabellone, ottenne la prova di spogliare completamente chi voleva. Tutti pensammo che avrebbe scelto Inés o Vera, ma indicò Mauro. Tra le risate, lo lasciò nudo in mezzo al soggiorno. Mauro fece uno spogliarello ridicolo ma efficace e finì seduto su una sedia, con il cazzo semieretto che gli pendeva tra le gambe.

Il turno di Inés gli restituì la giocata. Scelse me per spogliarmi. Non feci scenate. Mi tolsi i pantaloni, poi i boxer, e il mio cazzo uscì già duro, pesante, con la punta lucida. Elisa lo fissò senza il minimo pudore. Anche Inés lo guardò, ma più che guardare lui, guardò Elisa che lo guardava. Quello scambio la eccitava.

—Che bocconcino —mormorò Elisa, sfiorandomelo appena con le dita fredde.

La prova successiva toccò a Mauro: massaggiare i seni di chi voleva. Scelse Inés senza pensarci. Lei si alzò, sollevò la camicetta e mostrò il nuovo completo: un reggiseno scuro di pizzo che conteneva a malapena le sue tette piene. Mauro si mise dietro di lei, le strinse con entrambe le mani e cominciò a impastarle sopra la stoffa mentre lei inarcava la schiena.

—Toglile quello, una buona volta —disse Vera, già arrossata per il bere.

Inés si slacciò il reggiseno e lo lasciò cadere. I suoi capezzoli erano duri. Mauro abbassò la testa e le leccò a lungo prima uno, poi l’altro, finendo per morderli con avidità. Mia moglie lasciò sfuggire un gemito aperto che mi fece stringere i denti.

—Così —disse lei—. Non essere timido.

Il soggiorno rimase in silenzio per alcuni secondi. Ormai nessuno fingeva più che fosse una cosa innocente.

A Elisa uscì di leccare la parte del corpo che voleva della persona alla sua sinistra. Io. Mi fece alzare in piedi davanti a lei. Si inginocchiò lentamente, mi afferrò il cazzo alla base e passò la lingua dai testicoli fino alla punta, guardando verso l’alto perché la vedessi. Poi se lo ingoiò. Non tutto, perché non ci riusciva, ma fin dove arrivava la gola, ancora e ancora, con rumori umidi, tenendomi il culo per attirarmi più vicino.

—Cazzo —dissi, chiudendo gli occhi per un momento.

—Ti succede perché guardi tutte —disse Inés, ma mentre lo diceva si stava toccando dentro lo short.

Quando toccò a me, la prova era sculacciare il culo della persona alla mia destra. Elisa si tolse la tutina corta che indossava e rimase in tanga. Si appoggiò sul tavolo, culo all’insù, abbronzata, con le mani infilate tra le tette a stringersele. Le diedi il primo schiaffo e tutto il suo corpo sobbalzò.

—Più forte —chiese.

Il secondo risuonò secco. Il terzo le lasciò un segno rosso. Lei gemette senza nasconderlo, sfregandosi le cosce. A quel punto Darío propose una nuova regola.

—Il primo che arriva alla fine può ordinare la prova che vuole a chi vuole. E quella non si può rifiutare.

A nessuno sembrò una cattiva idea.

Vera dovette masturbarsi per due minuti. Si abbassò i pantaloni, aprì le gambe sul divano e cominciò a toccarsi la fica sopra le mutandine fino a inzupparle, poi le scostò e continuò con due dita sul clitoride. Gemeva piano, mordendosi il labbro. Darío, eccitato a guardarla, ebbe la stessa prova durante il suo turno e cominciò a segarsi in piedi davanti a tutti. Il suo cazzo era grosso, durissimo, e lo muoveva lentamente, assaporando il modo in cui lo guardavamo.

Si avvicinò prima a sua moglie per baciarla. Poi a Inés, che gli leccò appena la punta, come una provocazione. Mauro si lasciò sfuggire una risata nervosa; Elisa non staccava gli occhi dal mio cazzo. La tensione aveva ormai fatto saltare ogni residuo di normalità.

Quando Inés dovette masturbare chi voleva, scelse Mauro. Si inginocchiò davanti a lui, completamente nudo, gli accarezzò i testicoli e cominciò a far scorrere la mano su e giù lungo il suo cazzo con decisione. Appena un minuto dopo, Mauro venne con un gemito soffocato, schizzando sul proprio ventre e su parte della mano di mia moglie. Scoppiammo tutti a ridere e ad applaudire.

—È stato velocissimo —disse Vera.

—È che la tua amica ha mani peccaminose —rispose Mauro, rosso ma entusiasta.

Elisa fu la prima ad arrivare alla fine. Rimase in piedi, ubriaca di calore ed eccitazione, e sorrise con un misto di malizia e sfida.

—Voglio cavalcare chi scelgo io —disse—. O farmi cavalcare, ma decido io.

Indicò me.

Inés non disse di no. Al contrario. Si alzò, si tolse lo short e le mutandine e cominciò ad accarezzarsi il clitoride davanti a tutti. Quell’immagine mi fece impazzire definitivamente. Elisa si tolse il tanga, venne verso di me e mi spinse fino a farmi sedere sul divano.

—Non venire finché non te lo dico io —mi ordinò.

Mi afferrò il cazzo, lo sistemò all’ingresso della sua fica e si lasciò scivolare giù poco a poco. Era fradicia. Il primo contatto fu caldo, stretto, un abbraccio umido che mi fece ansimare. Quando l’ebbe tutto dentro, chiuse gli occhi e appoggiò le mani sul mio petto.

—Cazzo… sì… così.

Cominciò a cavalcarmi dandomi le spalle, salendo e scendendo con un ritmo feroce. Le afferrai i fianchi, affondando le dita nella carne del suo culo, e lei si muoveva da sola, sicura, facendo entrare e uscire completamente il mio cazzo. Ogni discesa era un colpo profondo; ogni risalita lasciava la punta sul bordo, prima di ingoiarla di nuovo tutta.

Inés continuava a toccarsi di lato, con le tette che le rimbalzavano mentre si infilava due dita nella fica. Darío si stava segando di nuovo. Vera gli succhiava il cazzo a intervalli, e Mauro, ormai ripreso, si era inginocchiato dietro mia moglie per mangiarle la fica mentre lei si apriva con le dita.

La scena mi travolse. Elisa si sporse in avanti, appoggiando una mano sullo schienale del divano e l’altra sulla mia coscia, e cominciò a scoparmi più forte. Le vedevo il culo salire e ricadere, le labbra della fica aprirsi e chiudersi intorno al mio cazzo, lo schiocco umido di ogni spinta. Gemeva molto, senza vergogna, e ogni volta che si tirava indietro mi sfiorava il pube con il culo prima di infilzarsi di nuovo.

—Guardami —mi disse Inés dal fianco, con la voce spezzata.

Lo feci. Aveva il volto sconvolto dal piacere. Mauro le affondava la lingua tra le labbra e lei veniva sulla sua bocca, tremando, senza smettere di guardare me mentre un’altra donna mi cavalcava. Quell’incrocio di immagini mi tese tutto il corpo.

Elisa si girò senza sfilarsi e cominciò a salire e scendere di fronte, con le tette che oscillavano davanti al mio viso. Gliene afferrai una e me la infilai in bocca. Lei mi strinse la nuca, costringendomi a succhiarle il capezzolo mentre continuava a infilarsi sul mio cazzo.

—Così… scopami così… non fermarti…

Non riuscii più a stare fermo. Le sollevai il culo con le mani e cominciai a spingere dal basso, dettandole il ritmo. Il divano scricchiolava. Lei rimbalzava su di me gemendo più forte. Inés, completamente a gambe aperte, allontanò Mauro e venne barcollando verso di noi.

—Voglio baciarla mentre glielo infili —disse.

Si chinò su Elisa e si baciarono affamate, con le lingue intrecciate e la saliva che colava, mentre io continuavo a penetrare una e guardavo l’altra toccarsi. Poi Inés infilò una mano tra le gambe di Elisa e le sfregò il clitoride proprio nel punto in cui il mio pube la colpiva. Elisa quasi urlò.

—Sto per venire… cazzo… sto per venire…

Venni sopra di me, stringendomi il cazzo con contrazioni calde e scuotendosi dalla testa ai piedi. Ma non scese. Continuò a muoversi, più lentamente, spremendomi, finché non resistetti più. La afferrai per la vita e venni dentro di lei con una lunga scarica, affondando fino in fondo mentre lei gettava la testa all’indietro.

Sentii tutto il corpo rilassarsi. Elisa rimase seduta su di me per alcuni secondi, respirando a grandi boccate. Quando finalmente si alzò, il mio cazzo uscì scivoloso e lucido. Inés guardò la scena e si portò due dita alla bocca con un sorriso osceno.

—Adesso tocca a me —disse.

Si inginocchiò davanti a me prima che potessi rispondere. Mi succhiò il cazzo, mescolando la mia sborra con i resti della fica di Elisa, pulendomelo lentamente e con gusto, mentre mi guardava dal basso. Di lato, Vera era già a quattro zampe sul tappeto e Darío la penetrava da dietro, tenendola per i capelli. Mauro si masturbava guardando loro e guardando noi, senza sapere a cosa prestare attenzione.

Quando Inés finì di succhiarmi, si alzò, mi baciò sulla bocca e mi condusse per mano al centro del soggiorno.

—Ti avevo promesso che la prossima volta non sarebbe successo senza di te —disse—. Allora guardami bene.

Mi fece sedere sulla sedia mentre lei si sdraiava sul tavolo, aprendo le gambe. Darío lasciò Vera per un momento e venne dritto da Inés, eccitato, con il cazzo duro e lucido. La vidi annuire. Si sistemò tra le sue cosce e glielo infilò lentamente, fino in fondo, con gli occhi fissi nei miei.

Mia moglie gemeva senza staccarmi gli occhi di dosso. Io mi stavo segando di nuovo nonostante la fatica di pochi minuti prima, più per la forza del vizio che per la resistenza fisica. Darío cominciò a scoparla ritmicamente, e lei gettò la testa all’indietro, mostrando il collo, lasciandosi scopare aperta sul tavolo mentre io guardavo il suo cazzo sparire e riapparire dentro la sua fica.

—Così sì —ansimò—. Così, ma che mi veda. Non smettere di guardarmi.

Non smisi di guardarla. La vidi venire di nuovo, stringendo le cosce, fradicia, aggrappata al bordo del tavolo. La vidi mordersi il pugno per non urlare troppo quando lui accelerò. E alla fine la vidi sorridermi, soddisfatta, oscena, piena di una nuova sicurezza.

La notte finì nel disordine, con corpi esausti, bicchieri vuoti e un silenzio denso dopo il tremore. Nessuno fece grandi discorsi. Vera portò via Darío per mano, ancora ridendo; Mauro ed Elisa uscirono discutendo per scherzo su chi si fosse divertito di più. Quando chiusi la porta, Inés era già appoggiata alla parete del corridoio, ancora nuda dalla vita in giù.

—Vieni —mi disse—. Non ho intenzione di addormentarmi così.

La portai in camera e la stesi sul letto. Le aprii ancora di più le gambe e infilai la lingua nella sua fica, ancora sensibile e gonfia, assaporando tutto ciò che era successo quella notte. Lei mi afferrò i capelli e si contorse.

—Non lentamente —gemette—. Dopo tutto questo, scopami davvero.

Le salii sopra, mi allineai alla sua entrata fradicia e glielo infilai con una sola spinta. Entrambi lasciammo uscire il fiato nello stesso momento. Non c’erano più giochi, spettatori o provocazioni per gli altri. C’eravamo solo noi, sudati, esausti e ancora eccitati. La scopaí a lungo, cambiando ritmo, ascoltando il modo in cui il suo corpo continuava a rispondere a ogni colpo nonostante la stanchezza.

Quando si mise a quattro zampe, le separai le natiche e le passai saliva sul culo prima di infilarle un dito. Lei spinse all’indietro, chiedendomi di continuare. La penetrai nella fica mentre le muovevo il dito dentro il culo e le sfregavo il clitoride con il pollice. Venne con un gemito soffocato, affondando il viso nel cuscino.

Venni dopo di lei, svuotandomi ancora una volta dentro, lentamente, esausto, con la fronte appoggiata alla sua schiena. Rimanemmo così per un po’, respirando insieme.

—Adesso sì —sussurrò—. Doveva finire così.

La abbracciai per la vita, ancora dentro di lei, e sorrisi contro la sua pelle.

—La prossima volta —le dissi— non mi perderò nemmeno un secondo.

—La prossima volta —rispose— nemmeno io.

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