La scommessa che mi ha trasformata in un'altra donna
Accettai il gioco solo per una notte: un vestito, una parrucca e un nome che non era il mio. Non immaginavo che la ragazza nello specchio mi avrebbe guardata come se mi aspettasse.
Accettai il gioco solo per una notte: un vestito, una parrucca e un nome che non era il mio. Non immaginavo che la ragazza nello specchio mi avrebbe guardata come se mi aspettasse.
Scesi in salotto mezzo addormentato e la trovai sul pavimento, in leggings, mentre seguiva un video. Poi girò la testa, sorrise e mi chiese se volevo unirti a lei.
Mi svegliò la sua bocca attorno al mio cazzo e capii che il secondo giorno nella casa sulla spiaggia sarebbe stato ancora più lungo del primo.
Era l’ultima notte e non c’erano più turni né giochi: solo otto amici, tanta pelle e la promessa silenziosa che nessuno sarebbe rimasto a bocca asciutta.
Uscii dal bagno avvolta solo in un asciugamano e attraversai il salotto lentamente, sapendo che gli sguardi dei due uomini mi avrebbero seguita fino in camera.
Eravamo in quattro dentro una tenda, due coppie che quasi non si conoscevano, e bastò un contatto nel buio perché nessuno volesse più fingere di dormire.
Da mesi nessuno la toccava. Quel pomeriggio di gennaio, nello spogliatoio vuoto e con i tre ragazzi ancora sudati, smise di pensare e si lasciò andare.
Cominciò con la sua mano dentro i miei pantaloni mentre fingevamo di guardare lo schermo. Nessuno dei quattro disse niente finché non fu impossibile fermarsi.
Avevano passato tutta la vita inseparabili, ma quel pomeriggio, soli sul divano, nessuno dei due volle fingere che quel bacio fosse stato un incidente.
Lo rividi nel corridoio dei vini e lo stomaco mi fece un tuffo. Trent’anni senza saperne nulla e, all’improvviso, un invito al bar cambiava tutto.
Marina credeva che sarebbe stato un trio classico, lei al centro. Finché non vide i suoi due amici etero guardarsi in un modo che cambiò tutto.
Erano passate due settimane dalla terrazza. Questa sera nessuno aveva intenzione di fermarsi, e il primo «verità o penitenza» cambiò tutto.
Salii in macchina aspettandomi un pomeriggio con lui, ma sul sedile posteriore c’era qualcun altro, e capii subito dove voleva andare a parare la cosa.