La notte in cui il mio amico Bruno ha oltrepassato il limite con me
Avevamo visto video strani sul suo computer quella volta in ufficio. Quello che non immaginavo è che mesi dopo, la stessa curiosità sarebbe finita sul divano, sotto la coperta.
Avevamo visto video strani sul suo computer quella volta in ufficio. Quello che non immaginavo è che mesi dopo, la stessa curiosità sarebbe finita sul divano, sotto la coperta.
Vera sapeva benissimo chi stava guardando quella bagnina. E quando la piscina si svuotò, le due donne finirono per chiudere i cancelli e aprirli a un gioco molto più caldo.
Salii i quattro piani con il cuore in gola. Volevo un giocattolo, ma ne uscii con qualcosa di più: lo sguardo della ragazza dietro gli occhiali inciso per quella notte.
Daniela mi chiese di accompagnarla nel suo quartiere. Quando arrivammo, due vicini bevevano birra fuori. Uno nascondeva un segreto che la mia amica aveva già intuito. Decisi di verificarlo.
Spinsi la porta trattenendo il respiro. Lui dormiva di lato, il lenzuolo scivolato fino alla vita. Se me ne fossi andata in quell’istante, non era successo niente. Non me ne andai.
La desideravo da vent’anni. Quella notte entrai in camera sua credendo che fosse finalmente il momento, finché lei non mi abbassò i pantaloni e mi trascinò in salotto.
Da settimane sentivo come mi abbracciava più a lungo e come mi guardava quando credeva che non me ne accorgessi. Quella notte decisi di smettere di fingere.
Leggevo il telegiornale della sera da dieci anni quando una busta color avorio arrivò in portineria. Dentro c’era una proposta che solo un uomo come lui poteva fare.
Eva mi invitò due ore prima di prendere il volo per Boston. Quando arrivò a casa, aveva un profumo nuovo e un’idea molto chiara di come salutarmi.
Il corridoio era buio quando decisi di spingere la sua porta. Sapevo cosa significava entrare. E entrai lo stesso.
Quando Sofía appoggiò il corpo sulla sedia e vidi come le si contorse il viso dal dolore, capii che l’influenza era una bugia e che quello che era successo era molto peggio di quanto immaginassi.
Quella notte capii che insegnare a qualcuno a sentire il proprio corpo può essere l’atto più intimo di tutti.
Lo ignoravo da settimane. Quella notte in hotel, dopo la piscina e il ballo con gli sconosciuti, non riuscii più a farlo.
La fila del locale sapeva di erba e sudore. La mia coinquilina mi stringeva la mano senza sapere bene perché fosse lì. Io pensavo solo a ritrovarlo.
La sua voce mi sciolse prima ancora che le sue mani mi toccassero. Non avrei mai pensato che uno sconosciuto in una spa mi facesse sentire così esposta e così libera allo stesso tempo.
Da anni spiego in aula che il tabù non sparisce, si traveste soltanto. Non l’ho capito davvero fino a quella notte al motel.
Quando, davanti a tutti, gridò il mio nome chiedendomi di accompagnarla a casa, capii che la domenica non sarebbe finita con un semplice addio nel parcheggio.
Appoggiai la fronte alla porta per non fare rumore. I bambini dormivano dall’altra parte e io mi scioglievo sotto le mani di mio marito, mordendomi il labbro.