La signora della cantina mi ha insegnato a obbedire
La donna che mi ha incatenato in quella cantina non cercava piacere: voleva insegnarmi, colpo dopo colpo, che il mio corpo non mi apparteneva più e che la sua parola era l’unica legge.
La donna che mi ha incatenato in quella cantina non cercava piacere: voleva insegnarmi, colpo dopo colpo, che il mio corpo non mi apparteneva più e che la sua parola era l’unica legge.
Attraversò mura che nessuno aveva mai vinto per piantargli la spada. Lei schioccò solo le dita, e l’eroe scoprì chi comandava davvero su quel trono.
Aveva vent’anni scarsi, una moglie magra che nuotava sotto e occhi affamati che mi supplicavano senza saperlo. Quella sera gli insegnai chi comanda.
Quando l’aereo tremò e lei mi cadde addosso di colpo, sentii i suoi fianchi schiacciarsi contro il mio corpo. Nessuno dei due disse nulla, ma qualcosa era cambiato.
Bastò sfilare il tacco dal tallone perché smettesse di guardarmi negli occhi. E io scoprii quanto potere potesse stare sulla punta di un piede.
Mi sono svegliata nuda tra i due, il corpo distrutto dalla notte prima, e dal contatto di quella riga verde sulla schiena ho capito che non avevano ancora finito con me.
Quando scesi scalza in cucina alle tre del mattino, mio figlio era già lì senza maglietta, a guardarmi come un uomo, non come un ragazzo, e capii che quella notte avrei ceduto.
Lo sentii parcheggiare nel vialetto e non mi coprii. Aprii le gambe sul divano, spostai la tanga di lato e cominciai a toccarmi prima che entrasse.