La mia prima volta con un uomo in un parco
Dovevo solo curiosare e togliermi uno sfizio, ma quando gli vidi il cazzo capii che non sarei tornato a casa uguale a prima.
Dovevo solo curiosare e togliermi uno sfizio, ma quando gli vidi il cazzo capii che non sarei tornato a casa uguale a prima.
Quando mi disse di non aver mai visto una verga, capii che quella notte non sarebbe tornata a casa la stessa donna.
Appena aprii la porta, la baciai con fame. Tremava e diceva che era una follia, ma salì in camera mia senza lasciarmi la mano.
Voleva solo smettere di avere paura, ma ogni foto e ogni ordine la spinsero verso un'iniziazione anale che non avrebbe dimenticato.
Ho cominciato a masturbarmi in silenzio accanto a lei, ma quando ha creduto che dormissi, la sua mano si è mossa sotto il lenzuolo e tutto è cambiato.
Ero andata a chiedergli aiuto per un rubinetto rotto e ho scoperto cosa significa essere lasciata senza fiato e senza vergogna da un uomo esperto.
Pensavo stessimo solo giocando sotto il tavolo, finché mi baciò con la bocca piena della sborra di un altro uomo.
Il mio vestito era troppo corto, lui non staccava gli occhi dalle mie gambe e, prima di mezzanotte, sapevo già come sarebbe finita quella festa.
Mi vestii per provocarlo, certa che stavolta avrei avuto io il controllo. Non immaginavo che sarebbe bastato un suo sguardo per mandare in frantumi ogni mia sicurezza.
Mi sono alzata prima del secondo allarme. Sapevo che, se avessi giocato bene le mie carte, entrambi saremmo arrivati al lavoro con un sorriso difficile da nascondere.
Prendo la pillola, scelgo con cura e mi lascio andare. L’eccitazione non sta nel rischio, ma nel perdere il controllo con chi sa esattamente cosa voglio.
L’ho conosciuto mentre prendevo la posta. Una settimana dopo ero in ginocchio nel locale contatori, chiedendomi come avessi perso il controllo così in fretta.
Riconobbi la sua faccia al semaforo e capii che quella settimana di lavoro non sarebbe finita come le altre. Mi serviva solo una scusa per bussare alla sua porta di notte.
Mi restava un’ora prima che venissero a prendermi. Mi sistemai la gonna nera davanti allo specchio e capii che il prezzo del debito l’avrei pagato io.
Ci andai pensando che mi sarei fermato da un momento all'altro. Che avrei detto basta, che non faceva per me. Dopo quindici minuti urlavo l'esatto contrario.
Aprii la porta aspettandomi odore di umido e abbandono. La casa sapeva di caffè appena fatto e di uomo. E lui era lì, a versarsi una tazza come se fosse il padrone.
Quel cazzo che l’aveva fatta tremare sabato apparteneva all’uomo che lunedì avrebbe firmato le sue valutazioni. E nessuno dei due aveva intenzione di fermarsi.
Non avrei mai creduto di essere capace di una cosa del genere, ma l’ultimatum della banca era sul tavolo e mi venne in mente un’unica via d’uscita che nessuno dei due avrebbe dimenticato.
Parcheggiai accanto alla sua auto senza sapere che quel pomeriggio libero sarebbe finito con lei che saliva sulla mia, nell’angolo più buio del parcheggio.
Mi infilò un bigliettino in mano mentre ritirava il piatto. Lo lessi in camera: era il suo numero. E capii che quella notte non sarei rimasta sola.