La scommessa che mi ha trasformata in un'altra donna
Accettai il gioco solo per una notte: un vestito, una parrucca e un nome che non era il mio. Non immaginavo che la ragazza nello specchio mi avrebbe guardata come se mi aspettasse.
Accettai il gioco solo per una notte: un vestito, una parrucca e un nome che non era il mio. Non immaginavo che la ragazza nello specchio mi avrebbe guardata come se mi aspettasse.
Mancava poco alla chiusura quando suonò il campanello. Entrarono lui e lei, chiesero pizzo nero e, senza saperlo, mi offrirono il pomeriggio che da mesi fantasticavo da sola.
«Scendi alle nove. Ben lavato, depilato e senza biancheria intima. Oggi ti usiamo in due.» Spensi il telefono con le mani che tremavano e cominciai a contare le ore.
Da mesi aveva la chiave della mia gabbia appesa al collo, a ricordarmi chi comandava. Quel pomeriggio, nel magazzino, imparò che il potere cambia mano più in fretta di quanto si immagini.
Rideva alle mie battute, mi toccava il braccio, e io credevo di averla in pugno. Non immaginavo che sarebbe stata lei a prendere il controllo quella notte nella stanza d’albergo.
Credevo di essere solo tra gli alberi, finché un ramo spezzato non ha cambiato tutto e ho capito quanto desiderassi essere trovato così, nudo e offerto.
Quella mattina mi rasai le gambe, mi misi le platform bianche e scesi dall’auto sapendo che tutta la gente per strada mi avrebbe guardata. E infatti mi guardarono.
Il sole ci bruciava la pelle nuda mentre Damián mi apriva senza pietà, e in acqua, a pochi metri, mia madre scopriva di avere fame anche lei.