Come uno sconosciuto ci ha trasformati nei suoi sottomessi
Andai a casa sua perché lasciasse in pace il mio compagno. Uscii di lì sapendo che sarei tornata la domenica dopo, e quella dopo, e tutte le altre.
Andai a casa sua perché lasciasse in pace il mio compagno. Uscii di lì sapendo che sarei tornata la domenica dopo, e quella dopo, e tutte le altre.
Non le vidi mai il volto. Solo la sua schiena mora che respirava a fatica mentre le mie mani scendevano più in basso di quanto un massaggiatore dovrebbe osare.
Tre giorni con lo stesso vestito, crollato sulla poltrona. In casa ero l’unica donna rimasta, e decisi che la vita doveva andare avanti, anche se questo significava cominciare a spogliarlo.
Mi svegliai con un solo pensiero fisso tra le gambe e un nome in bocca. Quella mattina tutta Pamplona sapeva di sesso, e io volevo solo trovarla.
Fingevo da settimane che andasse tutto bene, finché quella notte un uomo mi guardò come mio marito aveva smesso di guardarmi, e decisi di non resistere.
Aprire la porta quella notte fu la decisione più difficile della mia vita. Dietro c’era un uomo alto, sorridente, pronto a prendersi ciò che non potevo più dare a mia moglie.
Quella notte mi rasai, mi lavai e la aspettai sapendo cosa volevo. Lucía arrivò con lo zaino, la sua lecca-lecca rossa e quel sorriso che non si cancellava mai, qualunque cosa succedesse tra noi.
Arrivò con lo zaino a tracolla e si rinchiuse in bagno. Quando uscì, il sorriso già prometteva che quella notte mi avrebbe scombinato l’intera vita.
La brezza notturna, due spinelli accesi e la certezza che tutti dormissero. Mancava solo che uno dei due dicesse ad alta voce ciò che entrambi pensavamo.