La notte in cui mi masturbai pensando a Rocco
Diego dormiva a pancia in giù. Io fissavo il soffitto con la mano tra le gambe, mentre nella mia mente tornava quella notte nel retrobottega del bar di Rocco.
Diego dormiva a pancia in giù. Io fissavo il soffitto con la mano tra le gambe, mentre nella mia mente tornava quella notte nel retrobottega del bar di Rocco.
Quando ho visto le manette sul letto, ho capito che quella notte non avrei dormito: avrei scoperto quanto mi eccitava perdere il controllo.
Sono arrivata a casa, ho lanciato i tacchi in aria e ho lasciato che la mia immaginazione facesse ciò che non oserei mai fare in ufficio.
Mi arrivava appena al gomito quando mi prese per mano. In sei minuti scoprii che il mio corpo non conosceva le regole che mi ero imposta.
«Sapevo che saresti venuto oggi», disse lei, e allora lui capì che quell’incontro casuale non aveva nulla di casuale.
Confessare quante persone avevamo avuto è stato solo l’inizio. Quello che lei ha proposto quella notte, con il mio sapore ancora in bocca, non assomigliava a nulla di cui avessimo mai parlato.
Non volevo che fosse di nessun altro. Eppure, ogni notte chiudevo gli occhi e la immaginavo offrirsi a uomini che non mi guardavano nemmeno.
Chiusi la porta, abbassai le persiane e per la prima volta decisi di non avere fretta. Quel pomeriggio il silenzio di casa mia diventò il mio complice.
Quando accese la camera, era già sdraiata sul letto, ad aspettarmi con un sorriso che non aveva nulla di innocente. E capii che quel sabato non avrei dormito da solo.