La festa di maschere dove nessuno seppe chi eravamo
Dietro ogni maschera c’era un invito che nessuno osava dire ad alta voce, e quella notte decise di accettarlo senza chiedermi il permesso.
Dietro ogni maschera c’era un invito che nessuno osava dire ad alta voce, e quella notte decise di accettarlo senza chiedermi il permesso.
Adoro il pisolino quando sono sola in casa. Oggi il fresco del temporale mi ha fatto rizzare la pelle e, senza rendermene conto, non riuscivo a pensare ad altro che a come mi avresti guardata tu.
A trent’anni nessuno mi aveva mai baciata. La notte in cui spiai il mio coinquilino attraverso la fessura della sua porta, qualcosa dentro di me si risvegliò finalmente.
Il tuo messaggio è arrivato prima del caffè: «Cosa mi faresti?». E io, nudo e mezzo sveglio, ho capito che mi sarebbe costata tutta la mattina.
La notte in cui vidi uscire quella ragazza dalla stanza della sorella Graciela, avrei dovuto continuare a camminare. Invece restai. E cambiò tutto.
Avevo vissuto per mesi una doppia vita, e quella settimana era soltanto mia. Finché la porta del club si aprì e vidi entrare l’ultimo uomo che doveva vedermi.
Tre anni fa accettai la richiesta di uno sconosciuto che scrive poesia erotica. Da allora, ogni notte, leggo le sue parole al buio e non gli ho mai scritto.
Quando capii che lei aveva visto tutto, la prima cosa che sentii non fu vergogna ma qualcosa di molto più difficile da controllare.
Mi sono promessa di aspettare. Che più me lo negavo, più sarebbe stato intenso. Ma il corpo ha le sue ragioni e quella notte non voleva cedere.