Riconobbi la mia maestra in un bar vent’anni dopo
La riconobbi in fondo al bar e il cuore mi sobbalzò: era lei, la maestra che mi aveva rubato il sonno quando ero un bambino. E stavolta io non ero più quel bambino.
La riconobbi in fondo al bar e il cuore mi sobbalzò: era lei, la maestra che mi aveva rubato il sonno quando ero un bambino. E stavolta io non ero più quel bambino.
Ho sempre fantasticato di stare con un’altra donna, ma non l’avevo mai fatto. Quella notte, nel suo appartamento, lei mi passò le mani sui fianchi e capii che non avremmo dormito.
Pensavo che salissimo solo nel bosco di pini per mangiare frittata e bere vino rosso. Non immaginavo che quel pomeriggio mia cugina mi avrebbe chiesto di toccarla tra gli alberi.
Erano passati anni dall’ultima volta che l’avevo vista. Quando si sedette davanti a me a quel bancone e posò la mano sulla mia coscia, capii che la serata non sarebbe finita come immaginava mia cugina.
Andavo nella stessa palestra da settimane, annoiata, finché è apparso il proprietario: quarantenne, braccia scolpite, con una calma più intimidatoria di qualunque gesto.