Dietro la capoufficio matura c’era un fuoco mai spento
Mi avevano avvertito che era una donna amara, che odiava gli uomini. Nessuno disse che dietro quell’armatura non veniva toccata davvero da anni.
Mi avevano avvertito che era una donna amara, che odiava gli uomini. Nessuno disse che dietro quell’armatura non veniva toccata davvero da anni.
Mi sono seduta sopra di lui e ho cominciato a raccontargli la mia fantasia più sporca. Con ogni dettaglio aggiunto, lo vedevo disfarsi un po’ di più.
Scendendo al bar dell’hotel all’una di notte, non immaginavo che sarei tornata in camera senza mutandine e con la mano di lui impressa sul gluteo.
Valeria uscì dal bagno con un vestito nero che le stringeva ogni curva. Era mezzanotte. Due uomini stavano per suonare il campanello. E io sapevo già dove mi sarei seduto.
Lo avevo visto nell’app mezz’ora prima: cinquantenne, attivo, con una foto che prometteva. A mezzanotte ero nel suo ascensore e non c’era più modo di tornare indietro.
Sono arrivata solo per curiosità, promettendomi che sarebbe stato solo un drink e basta. Ma quando la porta si è aperta prima ancora che bussassi, ho capito che mi stava aspettando da ore.
Avevo nove ore prima del mio volo e in tutto l’aeroporto non c’era un letto libero. Poi lei mi guardò dal suo tavolo e chiese: «Ti va di sederti con me?»
Mi svegliai legato in un seminterrato, nudo e alla mercé della donna che stavo indagando. Non sapevo che in poche ore sarei stato io a impugnare la frusta.
La sua voce mi sciolse prima ancora che le sue mani mi toccassero. Non avrei mai pensato che uno sconosciuto in una spa mi facesse sentire così esposta e così libera allo stesso tempo.
Quando arrivai all'appartamento mi aspettavo soltanto delle foto. Non sapevo che in quella stanza mi aspettavano due fratelli con una proposta molto diversa.
Quando Elena aprì le porte, l’odore di carne bruciata arrivò prima dell’immagine. Due corpi spezzati, un lavoro sporco e una guardia pronta a impedirlo.
Tutto cominciò la notte in cui scoprii che mia madre si stava scopando da mesi l’uomo di cui ero innamorata.
Arrivò con lo zaino a tracolla e si rinchiuse in bagno. Quando uscì, il sorriso già prometteva che quella notte mi avrebbe scombinato l’intera vita.
Sul letto c’era una tenuta in lattice nero e un paio di tacchi della mia misura. Quella notte Rodrigo non mi avrebbe spiegato nulla. Mi avrebbe solo legata e ciò che sarebbe venuto dopo avrebbe cambiato tutto.
Prima che suonasse il campanello, mi inginocchiai davanti a lui in cucina. Volevo aprire la porta con il suo sapore ancora sulle labbra e accoglierli con un sorriso complice.
Mi svegliai ammanettato al soffitto di una stanza piena di fruste e anelli. Due donne volevano spezzarmi. Nessuno le avvertì che imparo in fretta.
Tredici chilometri a piedi, calzini spessi e scarpe chiuse. Quella notte gli avrei dato il regalo che gli preparavo da quando ero salita sull’aereo.
Il messaggio arrivò la sera prima: «Domani sarai la mia professoressa. Porta l’uniforme». Rimasi col telefono in mano, senza riuscire a dormire.
Andavo nella stessa palestra da settimane, annoiata, finché è apparso il proprietario: quarantenne, braccia scolpite, con una calma più intimidatoria di qualunque gesto.
Rodrigo gattonava dietro i suoi tacchi nei corridoi del castello, nudo e con il collare che gli serrava la gola. Quella era la colazione della regina.