La dominai quella notte con il mio vestito di lattice nero
Il vestito brillava sotto la lampada e lei non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Prima di cena era già nuda nella mia stanza, a chiedermi di mostrarle il mio mondo.
Il vestito brillava sotto la lampada e lei non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Prima di cena era già nuda nella mia stanza, a chiedermi di mostrarle il mio mondo.
Venerdì salimmo in macchina ridendo, ma quando lei chiuse le portiere capii che il gioco era serio e che non comandavamo più noi.
Sono entrata nell’hotel per sfuggire al caldo, ma è stata la sua voce a spogliarmi per prima e a farmi desiderare di inginocchiarmi.
Entrò nel confessionale tremando, ma a mano a mano che parlava, ogni dettaglio del ricatto la trascinava di nuovo nello stesso desiderio sporco.
Entrammo incatenati per animare una festa privata, ma appena mi tolsero il collare capii che quella notte avrei perso molto più della vergogna.
Bruno mi diede appuntamento all’Inferno con un ordine preciso, e quando l’altro uomo mi toccò in pista capii che non ne sarei uscita intatta.
La notte prima del volo dormii legato tra le sue gambe, sapendo che il giorno dopo il mio corpo avrebbe smesso di appartenere soltanto a me.
Tutto cambiò la notte in cui mi ordinò di guardarla negli occhi, obbedire senza discutere e accettare che il controllo sarebbe stato suo.
Prima ci fu la gabbia; poi le catene, gli ordini e un materasso sporco dove imparai fin dove poteva resistere il mio corpo.
Mi è bastato vedere il suo collare per bagnarmi durante il turno, ma ciò che mi ha fatto in bagno era solo l'inizio.
Mi sono svegliato con una bocca estranea tra le gambe e, quando ho aperto gli occhi, ho capito che le due sorelle avevano già deciso come sarebbe trascorsa la giornata.
Ero andata a comprare il pane all'alba e finii in ginocchio davanti a un uomo capace di leggere la mia paura, il mio desiderio e la parte più oscura del mio corpo.
Con il plug dentro, le gambe tese e un libro aperto sul petto, imparai che obbedire poteva anche bagnarmi fino a farmi tremare.
Mi ordinò di aspettarlo nuda, ammanettata e con una borsa pronta. Volevo dire di no, ma il mio corpo implorava il contrario da settimane.
Chiuse la porta tremando, ma quando lo misi contro il muro capii che non era venuto a scusarsi: era venuto a farsi punire davvero.
Quando riattaccai alla telefonata dell’amante del mio compagno, guardai il mio allievo negli occhi e gli diedi un ordine che spogliava anche me dall’interno.
Ogni venerdì ero al servizio nel bar, col collare al collo e l’ordine di aprirmi a chiunque volesse usarmi.
Quando ho visto le manette sul letto, ho capito che quella notte non avrei dormito: avrei scoperto quanto mi eccitava perdere il controllo.
Quando entrammo a casa sua, la mia compagna credeva ancora che avrebbe rimesso tutto al suo posto; cinque minuti dopo, nessuna delle due comandava più.
Credevo di doverli soltanto spiare mentre dormivano, ma quella donna comandava su di lui a tal punto che rimasi incollato allo schermo tutta la notte.