Threesome in spiaggia con una coppia ritrovata
La prima ad avvicinarsi fu lei.
—Scusate l’interruzione —disse con un sorriso aperto, fermandosi accanto al nostro tavolo di legno—. È da un po’ che dico a mio marito di essere sicura di conoscervi, ma non riesco a ricordare. È possibile che ci siamo già visti?
Avevo notato i loro sguardi da diversi minuti, anche se non ci avevo dato troppo peso. Eravamo in un bar sulla spiaggia, con la terrazza costruita sulla sabbia, il sole che calava a strisce arancioni sull’acqua e mia moglie, Mara, seduta di fronte a me, con la pelle abbronzata e le labbra umide di cocktail. Era facile distrarsi guardandola.
Mara si voltò sorpresa e sbatté le palpebre un paio di volte prima di rispondere.
—Ora che lo dici… potrebbe essere —mormorò, cercandomi con gli occhi.
La donna continuò a fare domande, noi a rispondere, e dopo un minuto ci arrivò la memoria. Anni prima ci eravamo incontrati in un’altra caletta. I nostri figli, allora più piccoli, si erano messi a giocare insieme e alla fine avevamo condiviso uno di quei lunghi pranzi estivi. Lei ora per noi si chiamava Vera, e suo marito, Bruno, comparve alzandosi dal tavolo in fondo per salutarci.
Ci invitarono a sederci con loro. Accettammo senza pensarci troppo.
C’era qualcosa di strano e confortevole allo stesso tempo nel ritrovarsi con una coppia dimenticata. Non erano amici, non erano sconosciuti. Solo quattro adulti con un ricordo in comune, diversi bicchieri in corpo e un pomeriggio troppo bello per mettergli un freno.
La conversazione riprese subito. Parlammo di viaggi, di lavoro, di figli, di quanto velocemente passi il tempo. Poi ordinammo qualcosa da stuzzicare. E dopo un altro giro. Quando ormai era notte, Vera propose di continuare la serata nella casa che avevano vicino alla costa.
In giardino, seduti su poltrone basse con i bicchieri pieni e una brezza tiepida che arrivava dal mare, cominciai a notare dettagli che prima mi erano sfuggiti. Mara e Vera si somigliavano molto. Entrambe more, dal corpo pieno e bello, con seni generosi e gambe sode, avevano lo stesso modo di accavallare le ginocchia. Anche Bruno e io ci somigliavamo: alti, con le spalle larghe, abbronzati dall’estate.
Ma il vero punto d’incontro non era il fisico. Era il carattere.
Mara era quella prudente. Dolce, osservatrice, di quelle che ci mettono a lasciarsi andare, ma quando lo fanno ti lasciano senza fiato. Io ero quello irrequieto. Il primo a scherzare, a spingere un po’ più in là le conversazioni. Vera, invece, prendeva l’iniziativa nel suo matrimonio con una naturalezza sfacciata, mentre Bruno sembrava soppesare ogni parola prima di pronunciarla.
La tensione cominciò quando venne fuori l’argomento di una serie televisiva sulle coppie e sui giochi sessuali. Fu casuale, o almeno fingemmo tutti che lo fosse. Ero mezzo distratto a guardare le gambe di Vera quando Mara mi riportò nella conversazione.
—Vero, amore? —mi disse.
—Cosa? Scusa, mi sono perso.
Vera lasciò uscire una breve risata maliziosa.
—Parlavamo di fantasie —chiarì—. Di quelle che una serie ti lascia girare per la testa.
Bruno la guardò di lato, rassegnato e divertito allo stesso tempo. Aveva già le guance accese dall’alcol e negli occhi quella luce di chi sa perfettamente che cosa sta provocando.
—A me eccita tantissimo vedere un’altra coppia scopare nella stessa stanza mentre lo faccio con mio marito —disse, senza abbassare la voce—. Sentirli, guardarli, sapere che sono lì. Non lo so. Mi fa impazzire.
Il silenzio durò esattamente due secondi. Non di più. Abbastanza perché l’aria cambiasse.
Mara abbassò lo sguardo sul bicchiere. Io la guardai. Bruno sospirò, come se quella confessione non lo sorprendesse del tutto.
—È solo una fantasia —aggiunse Vera, sorridendo—. Ma stasera mi è venuta in mente con voi. Ecco, l’ho detto.
Sentii una frustata diretta all’inguine. Non solo per l’idea, ma per il modo in cui l’aveva detta. Senza pudore. Senza fingere innocenza.
—Ne abbiamo tutti qualcuna —buttai lì.
Vera mi indicò con il dito, felice che le stessi al gioco.
—Esatto. Adesso tocca a voi.
Mara mi sorprese prima che potessi parlare.
—Noi abbiamo fantasticato qualche volta su un rapporto a tre con un’altra donna.
La guardai di colpo. Anche lei guardò me, e nei suoi occhi vidi imbarazzo, sì, ma anche un coraggio che non le avevo mai visto in quel modo.
—Noi? —le chiesi con un sorriso.
—Ne abbiamo parlato —rispose, mordendosi il labbro.
Vera si inclinò verso di lei, sinceramente interessata.
—E ti incuriosisce stare con un’altra donna?
—Sì —disse Mara, quasi in un sussurro—. Mi incuriosisce molto.
—Se non fossi sposata, mi offrirei subito —scherzò Vera, alzando la mano.
Muovendosi, il vestito leggero si aprì abbastanza da lasciare intravedere metà del seno. Non portava il reggiseno. Non fui l’unico a guardarlo. Lo fece anche Mara, appena per un secondo, ma lo fece. E Vera se ne accorse.
Poi fu il turno di Bruno.
—La mia fantasia è vedere Vera con un altro uomo —ammise, secco e diretto.
—E a me piace che mi guardi —concluse lei.
L’atmosfera divenne così densa che Mara decise di interrompere tutto prima che qualcuno dicesse qualcosa di irreversibile. Ci salutammo poco dopo, con baci sulle guance e una cordialità fin troppo studiata per essere innocente.
In auto, diretti verso l’hotel, nessuno parlò per diversi minuti.
***
Non appena chiudemmo la porta della stanza, Mara mi spinse contro il letto e si inginocchiò davanti a me senza staccarmi gli occhi di dosso. Indossava ancora il vestito estivo e aveva il rossetto intatto, salvo per una piccola sbavatura all’angolo della bocca.
—Scommetto che ti sei immaginato mentre te lo succhiava —disse mentre mi sbottonava i pantaloni—. Vera. Quella troia sfacciata.
Il mio cazzo era già duro quando lo tirò fuori. Lo afferrò con una mano e lo accarezzò lentamente, sputandosi sulle dita prima di cominciare a masturbarmi.
—E tu ti sei immaginata che ci guardassero entrambi —le risposi ansimando.
—Sì —ammise, poi aprì la bocca e se lo ingoiò di colpo.
Fu un pompino profondo, umido, aggressivo. Niente timidezza. La sua lingua mi percorse la base, il frenulo, la punta, poi cominciò a muovere la testa su e giù con fame, prendendolo fino a dove riusciva e lasciandosi sfuggire piccoli suoni soffocati che mi facevano impazzire ancora di più.
Le afferrai i capelli. Lei sollevò gli occhi verso di me senza smettere di succhiare.
—Così te l’avrebbe succhiato lei —mormorò mentre me lo sfilava per un momento, con la saliva che le colava dal labbro—. Ma il cazzo che viene nella mia bocca è il tuo.
Tornò a ingoiarmelo. Questa volta più rapidamente. La mano stretta alla base, la bocca al lavoro sulla punta, la lingua che gli girava intorno. Non resistetti a lungo. L’idea di Vera lì, di Mara che parlava in quel modo, di quella tensione accumulata per tutta la notte, mi portò subito al limite.
—Vengo —avvisai.
Mara non si allontanò. Al contrario. Strinse di più la mano e accelerò con la bocca finché mi svuotai con un gemito tra le sue labbra. Ingoiò quasi tutto, lasciando che un po’ le sfuggisse dall’angolo della bocca, poi mi mostrò la lingua prima di pulirsi lentamente con due dita.
—Se li rivediamo, questa storia non finirà tranquillamente —disse.
Non obiettai. Perché pensavo esattamente la stessa cosa.
***
Il giorno dopo Vera ci scrisse di buon mattino. Propose di tornare alla caletta dove ci eravamo conosciuti anni prima. A Mara bastò leggere il messaggio per guardarmi con quella miscela di nervosismo e desiderio che ormai non riusciva più a nascondere.
Andammo.
La spiaggia era più tranquilla del solito. Ci sistemammo in una zona appartata e nel giro di mezz’ora stavamo già bevendo birra e scambiandoci sorrisi che il giorno prima non esistevano. Vera si muoveva con una disinvoltura oscena dentro il bikini bagnato. Mara ne indossava uno scuro che le stringeva le tette in un modo che mi faceva impazzire.
Quando Vera propose di entrare in acqua, mi offrii prima ancora di pensarci. Ci allontanammo abbastanza perché dalla riva sembrassimo soltanto due figure cullate dalle onde.
—Ieri sera sono rimasta con una voglia tremenda —mi confessò, avvicinandosi più del necessario.
—Anch’io.
—Ti desidero da quando ci siamo rivisti —disse senza mezzi termini—. E credo che ormai siamo troppo grandi per lasciarci scappare ciò che ci eccita.
La schiuma ci colpiva alla vita. I suoi capezzoli erano visibili sotto il tessuto bagnato e io avevo il cazzo duro dentro il costume da bagno, impossibile da nascondere a quella distanza.
—E Mara? —chiesi.
—Mi piace. E piace anche a Bruno. Molto. Bisogna solo saperli spingere un po’.
Ci avvicinammo fino a sfiorarci quasi. La sua mano passò sotto l’acqua e mi strinse l’asta sopra il costume.
—Cazzo —lasciai uscire.
—Se rimango qui con te un altro minuto, te lo tiro fuori e te lo succhio in mare —sussurrò—. Meglio tornare prima che faccia una pazzia.
Sulla sabbia le cose non erano più fredde. Vera convinse Mara a togliersi la parte superiore del bikini per prendere il sole senza segni. Mara esitò, ma alla fine lo fece. I suoi seni rimasero scoperti, pesanti e sodi, con i capezzoli che si indurirono quasi subito per la brezza e per gli sguardi.
Vera non impiegò nemmeno trenta secondi a imitarla.
Bruno cercò di fingere normalità, ma il suo costume lo tradiva. Neanch’io stavo molto meglio. Due donne in topless davanti a noi, una delle quali mia moglie e l’altra la donna con cui fantasticavo dalla sera prima, erano troppo.
Più tardi, Vera e io tornammo in acqua con la scusa di fare snorkeling. Trovammo un angolo roccioso nascosto dalla conformazione della caletta. Toccavamo il fondo. Lei si tolse la maschera, mi afferrò per il collo e mi baciò.
La sua bocca sapeva di sale e di fame. Le infilai le mani nella sgambatura del bikini e le strinsi il culo. Lei mi morse il labbro, infilò un ginocchio tra le mie gambe e cominciò a strusciarsi contro di me.
—È così che dovrei stare adesso —ansimò—. Con il tuo cazzo dentro.
Le abbassai un po’ lo slip bagnato e infilai due dita tra le sue labbra. Era fradicia. Tantissimo. Lasciò uscire un gemito roco e gettò la testa all’indietro.
—Non continuare o non mi fermo —mi disse.
Ci fermò la paura che qualcuno potesse comparire dall’acqua. Tornammo indietro con il respiro alterato e la frustrazione alle calcagna.
Quando ci salutammo per andare a pranzo, Vera fece la sua ultima mossa.
—Stasera ceniamo insieme —propose—. E poi venite a casa. Voglio mostrarvi una cosa.
Dicemmo tutti di sì troppo in fretta.
***
La cena fu una bella scusa per qualcosa di molto più sporco. Vera arrivò con un vestito corto e chiaro, ancora una volta senza reggiseno, con una scollatura profonda e le gambe abbronzate. Mara indossava una gonna lunga e un top bianco aderente che le segnava i capezzoli ogni volta che si alzava la brezza. Bruno e io riuscivamo a malapena a fingere di prestare attenzione alla conversazione.
Poi andammo a casa loro, ci sistemammo sul divano e mettemmo un episodio di quella serie da cui era cominciato tutto. In realtà nessuno guardava lo schermo. Avevo il cazzo duro. Anche Bruno. Vera cambiava posizione ogni due minuti. Mara si mordeva il labbro e si sistemava la gonna sulle cosce come se il contatto del tessuto le desse fastidio.
Quando l’episodio finì, Vera si raddrizzò e sorrise con una sicurezza preparata da tempo.
—Voglio che giochiamo a qualcosa.
Ci spiegò un gioco semplice con due stanze e dei bigliettini. Un pretesto per mescolare, tastare il terreno, lasciarsi andare. Era evidente che l’aveva pensato in anticipo, ma ormai nessuno voleva fermare la macchina.
Il primo giro mi portò in una stanza con Mara. Ci baciammo con una disperazione trattenuta, come se il gioco ci avesse dato il permesso di eccitarci ancora di più. Le dissi all’orecchio che potevamo fermarci quando voleva. Lei rispose mordendomi il collo.
Un altro giro mise insieme Vera e Bruno. Un altro ancora Bruno e me, solo per parlare qualche minuto mentre la tensione cresceva nel corridoio. Un altro accoppiò le due donne. Quando tornarono in salotto, entrambe avevano il rossetto sbavato e una luce nuova sul viso.
Il giro successivo cambiò tutto.
Entrai nella stanza e trovai Mara ad aspettarmi. Cominciammo a baciarci. Un minuto dopo entrò Vera. Rimase a guardarci, respirando affannosamente.
—Non fermatevi —chiese.
Continuammo a baciarci. Lei si avvicinò alle spalle di Mara, le accarezzò la schiena, le strinse il culo e infilò le mani sotto il top. Mara lasciò uscire un piccolo gemito sorpreso. Poi si voltò e baciò Vera. Le vidi aprire la bocca l’una contro l’altra, assaggiarsi prima lentamente e poi con avidità. Io rimasi a guardarle, con il cazzo che mi pulsava dentro i pantaloni.
Vera baciò me dopo. Mara ci osservò appena un secondo, poi ci riunì con le mani. In pochi movimenti caddero la camicia, il top e il vestito. Quando uscimmo, Vera era in lingerie bianca e Mara in reggiseno. Io avevo il torso nudo e la testa sul punto di esplodere.
La volta successiva toccò a me stare da solo con Vera.
Non appena chiuse la porta, si lanciò contro di me e mi spinse contro il muro.
—Oggi mi scoperai davvero —mi disse all’orecchio—. Non ho intenzione di andarmene da questa casa senza sentirti dentro.
Le infilai una mano tra le gambe. Lo slip era fradicio. Le strinsi la fica sopra il tessuto e lei gemette forte, afferrandomi il cazzo sopra i pantaloni.
—Toglimeli —ordinò.
Le abbassai la biancheria con uno strattone. Lei si chinò e aprì i miei pantaloni. Tirò fuori l’asta dura, ci sputò sopra e la afferrò con sfacciataggine, muovendo la mano su e giù mentre mi guardava.
—Guarda che cazzone hai, stronzo —mormorò—. Lo sentirò fino in fondo.
Il tempo del giro finì prima che potessi ficcarglielo dentro. Ci separammo ansimando, furiosi di desiderio.
***
Ormai nessuno credeva più che sarebbe rimasto un gioco.
In salotto, Mara fu la prima a infrangere l’ultimo residuo di pudore. Si slacciò il reggiseno e lasciò i seni scoperti. Poi, accovacciata davanti a me, mi abbassò in una volta sola pantaloni e boxer, lasciando il mio cazzo completamente duro in vista degli altri due.
Vera lasciò uscire una risata eccitata e si tolse quel poco che le era rimasto addosso. Rimase completamente nuda, con la fica gonfia e lucida tra le cosce. Poi spogliò anche Bruno. Era duro quanto me, con il respiro mozzato dal piacere di vedere sua moglie in quel modo.
Mara mi prese per mano e mi condusse verso la camera da letto principale. Capii subito. Vera rimase indietro con Bruno ancora per qualche secondo.
Dentro, Mara si sdraiò sul letto e aprì le gambe.
—Leccamela —mi chiese—. Voglio venire prima che entri qualcuno.
Mi inginocchiai e le aprii la fica con le dita. Era bagnata, molto bagnata. Affondai il viso tra le sue gambe e cominciai a leccarla a lungo, dal basso verso l’alto, fermandomi sul clitoride, succhiandolo e colpendolo rapidamente con la lingua. Mara inarcò la schiena e mi afferrò i capelli.
—Così, cazzo… così… non fermarti.
Le infilai due dita continuando a leccarla. Poi tre. Entravano senza resistenza per la quantità di umidità che aveva. Le aprii la fica e la divorai con più forza, alternando il clitoride e l’ingresso, ascoltando i suoi gemiti trasformarsi in urla.
La porta si aprì. Non alzai la testa. Sentii soltanto il cambiamento nell’aria, l’odore di un altro corpo caldo, poi la voce di Vera.
—Non fermatevi.
Alzai appena lo sguardo. Vera entrò nuda, seguita da Bruno, e senza pensarci salì sul letto accanto a Mara. Bruno si inginocchiò tra le sue gambe e cominciò a leccare la fica di sua moglie nello stesso momento in cui io continuavo a mangiarmi la mia.
Le due si cercarono con la bocca sopra di noi. Si baciarono con morbosità, con i denti, con la lingua. Mara strinse una tetta di Vera. Vera pizzicò un capezzolo a Mara mentre gemeva perché anche Bruno la stava divorando.
La scena era esattamente la fantasia verbalizzata la sera prima, solo più sporca e più viva. Due uomini con il viso affondato tra le gambe delle proprie donne, due donne che si baciavano mentre godevano davanti l’una all’altra.
Mara esplose per prima. Mi strinse la testa tra le cosce e venne con un gemito lungo, mentre tutto il suo corpo tremava. Non mi allontanai. Continuai a leccarla durante l’orgasmo finché quasi non mi spinse via con le gambe per la sensibilità.
Quando mi sollevai, avevo la bocca fradicia. Mara mi afferrò la nuca e mi baciò, assaporandosi sulle mie labbra. Poi guardò Vera, che continuava a ricevere la lingua di Bruno con la schiena inarcata.
—Vieni qui —le disse.
Vera si avvicinò a quattro zampe. Mara la baciò di nuovo, poi le leccò un capezzolo e portò una mano fino alla sua fica. Le infilò due dita e lasciò uscire una risata ansimante.
—Stai colando, puttana.
—Allora scopami —rispose Vera, guardando me.
Mi sistemai dietro di lei. Le aprii le natiche e allineai la punta del cazzo al suo ingresso. Era così bagnata che dovetti appena spingere. Entrai con una sola spinta.
Vera urlò.
—Cazzo… sì… così… fino in fondo.
Cominciai a scoparmela a quattro zampe, tenendola per i fianchi. La sua fica mi stringeva in modo brutale, calda, scivolosa, inghiottendomi completamente ogni volta che entravo. Mara era davanti a lei, sdraiata, e Vera abbassò la testa per leccarle la fica mentre io glielo infilavo da dietro.
La scena mi rese una bestia. Mia moglie aperta sul letto, che riceveva la lingua di un’altra donna, mentre io devastavo la fica di quella stessa donna davanti a entrambe. Bruno, in piedi accanto, guardava e se lo segava con la mano, completamente assorbito.
—Dalle più forte —ordinò Mara, con una voce che non le avevo mai sentito—. Le piace. Guarda come si apre per te.
Spinsi più forte. Le penetrazioni cominciarono a risuonare in tutta la stanza, umide, secche nell’urto dei fianchi, brutali. Vera ormai non gemeva più: ringhiava, chiedeva, sbavava sulla fica di Mara mentre lei le afferrava i capelli e la costringeva a continuare a leccare.
—Ti piace il cazzo di mio marito, troia? —le chiese Mara.
—Sì… cazzo… sì… come mi scopa bene…
Bruno non resistette più a guardare. Si avvicinò da dietro, si sputò sulle dita e cominciò ad aprire il culo di Vera mentre io continuavo a penetrarla. Lei capì subito, portò una mano all’indietro e si toccò l’ano, offrendosi.
—Mettimelo —chiese al marito—. Li voglio tutti e due. Voglio tutto.
Bruno la preparò per appena qualche secondo, poi cominciò a infilarle il cazzo nel culo, con cautela all’inizio, finché non fu dentro. Vera lasciò uscire un urlo che mi fece accapponare la pelle. Rimase impalata da entrambi, io nella fica e lui nel culo, mentre lei tremava cercando di assorbirli tutti.
—Cazzo, cazzo, cazzo… —ripeteva, fuori di sé.
Cominciammo a muoverci insieme. Non perfettamente, ma abbastanza da farla impazzire. Ogni volta che uscivo appena e rientravo davanti, Bruno spingeva da dietro e lei inarcava tutto il corpo, con il clitoride che sfregava contro il lenzuolo e la bocca incollata alla fica di Mara. Il letto scricchiolava sotto i quattro corpi.
Mara, invece di allontanarsi, aprì di più le gambe e cominciò a strofinarsi il clitoride mentre guardava come facevamo esplodere Vera tra noi due. Aveva gli occhi scuri, umidi, completamente scatenati.
—Non fermarti —mi disse—. Voglio vederla venire così. Voglio vederla diventare una vera puttana.
Fu troppo per tutti. Vera venne con un grido roco, scuotendosi tra noi mentre la fica palpitava intorno al mio cazzo e il culo si stringeva su quello di Bruno. Sentii altra umidità colarle lungo le cosce. Tremò così tanto che dovemmo rallentare per un secondo, perché potesse respirare.
Bruno uscì per primo, sul punto di venire. Anch’io dovetti ritirarmi prima di eiaculare. Vera crollò di lato sul letto, ansimando, ancora attraversata dagli spasmi.
Mara mi chiamò con lo sguardo.
—Adesso vieni da me.
Mi misi sopra di lei e la penetrai in posizione del missionario. La prima volta entrai lentamente, sentendo quanto la sua fica fosse ancora sensibile per l’orgasmo e per l’eccitazione di tutto ciò che aveva appena visto. Mi afferrò il viso con entrambe le mani e mi baciò profondamente.
—Scopami fino a venire —mi sussurrò.
Cominciai a muovermi. Non serviva brutalità, solo profondità e ritmo. Il mio bacino che colpiva il suo, le sue tette che rimbalzavano tra noi, la sua fica che mi stringeva sempre di più. Di lato, Vera si toccava guardandoci mentre Bruno si masturbava in piedi, osservando sua moglie fradicia e la mia che veniva scopata da me.
Mara venne rapidamente, con il clitoride ancora ipersensibile. Inarcò il corpo sotto di me, mi conficcò le unghie nella schiena e mi chiese di più. Continuammo. Io ero al limite.
Vera si avvicinò gattonando sul letto, con ancora tracce di sperma e umidità tra le gambe. Si mise all’altezza delle nostre teste, afferrò una tetta di Mara e cominciò a succhiarle il capezzolo, mentre con l’altra mano le infilava le dita tra le gambe per strofinarle di nuovo il clitoride.
Mara urlò ancora. Il secondo orgasmo le attraversò tutto il corpo con un tremito.
La vista di mia moglie che veniva sotto di me mentre un’altra donna le succhiava una tetta fu la mia fine. Uscii in tempo, mi afferrai il cazzo e venni sui seni di Mara con diverse eiaculazioni dense, macchiandole la scollatura, i capezzoli e il ventre. Lei guardò tutto ciò che cadeva, sorridendo a labbra aperte.
Vera abbassò subito la bocca e leccò una goccia che le scivolava sulla pelle. Poi la baciò.
Bruno lasciò uscire un gemito roco vedendo la scena e venne nella propria mano, spruzzando poi parte dello sperma sul viso e sul petto di Vera, che accolse il seme con la lingua fuori e gli occhi socchiusi, eccitata dal vedersi così davanti a tutti.
Per alcuni secondi nessuno parlò. Si sentirono solo respiri spezzati, qualche ansimo tardivo e il rumore minimo dei corpi che si risistemavano sul letto disfatto.
***
Più tardi finimmo tutti e quattro in piscina, nudi, con l’acqua che rinfrescava la pelle ancora calda. Le luci del giardino tremolavano sulla superficie. Nessuno sembrava voler analizzare troppo ciò che era successo, come se troppe parole potessero rovinarlo.
Fu Vera, naturalmente, la prima a parlare.
—Be’ —disse guardando il cielo—. Credo che abbiamo realizzato più di una fantasia.
Bruno sorrise in silenzio. Mara mi cercò con la punta del piede sotto l’acqua. La guardai e vidi qualcosa di nuovo in lei: non solo soddisfazione, ma fame. Una fame che ormai non avrebbe più potuto nascondere tanto facilmente.
—Sì —risposi—. E mi sembra che questa storia non finisca qui.
Vera girò la testa verso di me con un sorriso lento, sporco e promettente.
—Lo spero.