La sottomessa dell’hotel a Palermo
Sono entrata nell’hotel per sfuggire al caldo, ma è stata la sua voce a spogliarmi per prima e a farmi desiderare di inginocchiarmi.
Sono entrata nell’hotel per sfuggire al caldo, ma è stata la sua voce a spogliarmi per prima e a farmi desiderare di inginocchiarmi.
Entrò nel confessionale tremando, ma a mano a mano che parlava, ogni dettaglio del ricatto la trascinava di nuovo nello stesso desiderio sporco.
Sono scesa nella hall con la mia maglia addosso e sono risalita con un uomo venuto a scoparmi davanti a mio marito.
La notte prima del volo dormii legato tra le sue gambe, sapendo che il giorno dopo il mio corpo avrebbe smesso di appartenere soltanto a me.
Prima ci fu la gabbia; poi le catene, gli ordini e un materasso sporco dove imparai fin dove poteva resistere il mio corpo.
Mi è bastato vedere il suo collare per bagnarmi durante il turno, ma ciò che mi ha fatto in bagno era solo l'inizio.
La prima volta che Lucía chiuse la porta di quella stanza, credette di stare finalmente scegliendo da sola. Si sbagliava.
Ero andata a comprare il pane all'alba e finii in ginocchio davanti a un uomo capace di leggere la mia paura, il mio desiderio e la parte più oscura del mio corpo.
Mi ordinò di aspettarlo nuda, ammanettata e con una borsa pronta. Volevo dire di no, ma il mio corpo implorava il contrario da settimane.
Ogni venerdì ero al servizio nel bar, col collare al collo e l’ordine di aprirmi a chiunque volesse usarmi.
Quando entrammo a casa sua, la mia compagna credeva ancora che avrebbe rimesso tutto al suo posto; cinque minuti dopo, nessuna delle due comandava più.
Volevo giocare a fare l’eroina in una notte di pioggia, ma quando mi circondarono in quel vicolo capii di aver provocato qualcosa di più pericoloso.
Quando Diego abbassò lo sguardo e annuì per la seconda volta, capii che la cena d’affari era finita e che la vera transazione iniziava proprio allora.
Credevo di andare solo a una festa dell'ospedale, ma finii in ginocchio davanti a un uomo maturo, poi mio marito volle assistere a tutto.
Li sentii scopare nel nostro letto fino all’alba, ma la cosa peggiore non fu ascoltarla gemere con lui: fu scoprire ciò che volevo anch’io.
Sono andata per venti euro e per il vizio di lasciarmi usare, ma quando ho riconosciuto quella furgonetta ho capito che quella notte sarebbe sfuggita di mano.
Arrivai con la gabbia addosso, i piedi in fiamme e la mente sottomessa; ciò che la mia Padrona aveva preparato mi lasciò tremante prima ancora di toccarmi.
Lo portai in camera credendo di comandare ancora io, ma quella siesta mi insegnò, tra dita e crudeltà, chi aveva davvero il controllo.
Quando aprì la porta, tremavo già dentro la gabbia, con il plug nel culo e la cena intatta, aspettando il suo primo ordine.
Uscii dal lettino infiammata, bidonata dall’app e così eccitata che finii per chiamare proprio chi non avrei dovuto.