Mi ha chiesto di fingere di essere la sua professoressa sottomessa
Il messaggio arrivò la sera prima: «Domani sarai la mia professoressa. Porta l’uniforme». Rimasi col telefono in mano, senza riuscire a dormire.
Il messaggio arrivò la sera prima: «Domani sarai la mia professoressa. Porta l’uniforme». Rimasi col telefono in mano, senza riuscire a dormire.
Entrai con lei pensando di comprare lubrificante. Uscii sapendo che Laura era capace di cose che non avevo mai immaginato nemmeno nelle mie fantasie più spinte.
Tre giorni dopo, tornò al club in anticipo. Lei arrivò per ultima, chiuse la porta, e il clic di quel chiavistello fu l’unico segnale di cui avevano bisogno.
Sapevo che arrivare in ritardo avrebbe avuto delle conseguenze. Quello che non sapevo era che Marcos avesse pianificato qualcosa di molto peggio di una punizione.
Nessuno rispose quando bussai alla porta. Entrai, percorresi il corridoio e, arrivato alla rimessa, rimasi paralizzato davanti a ciò che vidi.
Camminavo senza meta quando un uomo affacciato al secondo piano mi sostenne lo sguardo, come se sapesse già che saremmo finiti aggrovigliati tra le sue lenzuola.
Quattro uomini pagarono per usarmi in un magazzino. Mia figlia controllava la porta. Quella notte smisi di essere chi ero.