Il mio compagno di stanza e la sauna per uomini
Finsi di dormire per guardarlo. Quello che vidi quella notte nell’altro letto cambiò completamente il corso di quel viaggio.
Finsi di dormire per guardarlo. Quello che vidi quella notte nell’altro letto cambiò completamente il corso di quel viaggio.
L’allenatore mi guardò dall’altra parte del tavolo e sorrise. Mio padre mi strinse la nuca e sussurrò: «Figlio, faremo tutto il necessario perché tu entri nella squadra».
Quello che era iniziato come un pomeriggio stupido sul suo divano è finito con me in ginocchio tra le sue gambe, a scoprire che certe confidenze non si restituiscono.
Ogni volta che chiudeva gli occhi su quella poltrona, tornava al loft del porto, alle mani dell’unico uomo davanti al quale smetteva di fingere chi fosse.
Erano quasi le undici di sera e tutto l’edificio sembrava vuoto. Quando girai la sedia, mancava solo che qualcuno aprisse quella porta. E la aprirono.
Sapevano che l’odore forte e il pelo mi fanno impazzire più di poche altre cose. Quel sabato arrivarono con quel sorriso che voleva dire una sola cosa: la sorpresa era per me.
Ci scambiavamo sguardi per tutto il matrimonio. Quando mi sussurrò che voleva mostrarmi una cosa, pensai fosse uno scherzo. Non lo era.
Avevo vent’anni e non ero mai stato con un uomo. Quella sera, chiudendo la palestra, l’unico iscritto rimasto entrò nelle docce insieme a me.
Mi ha beccato a fissarlo nello spogliatoio e non ha detto niente. Ma all’uscita mi ha aspettato vicino alla rete, indicando il bosco con il capo: solo un attimo.