Fantasie nascoste dietro la tenda del camerino
Chiusi la tenda per provare un vestito e finii fradicia, di spalle allo specchio, guardando la sua erezione che ormai non entrava più nei pantaloni.
Chiusi la tenda per provare un vestito e finii fradicia, di spalle allo specchio, guardando la sua erezione che ormai non entrava più nei pantaloni.
Aveva passato metà della vita a desiderare quell’uomo più grande di lei. Quel pomeriggio abbassò la serranda, spense le luci del locale e decise che non voleva più aspettare.
Il giocattolo era ancora sul comodino, a fissarmi come un testimone. E il mio corpo ricordava ogni cosa che lei mi aveva insegnato poche ore prima.
Spengo la luce, apro il racconto e lascio che la mia mano scenda. Nella mia testa c’è sempre qualcuno nell’angolo della stanza, a guardarmi, in attesa di entrare.
Sotto il saio austero portava un segreto di pizzo nero. E ogni volta che lui arrivava con le provviste, quel segreto la bruciava un po’ di più.
Camila evitava di guardarmi dall’altro lato della piscina. Quella notte, quando uscii a prendere aria tra gli aranci, mi seguì nel buio senza che io le chiedessi nulla.
Quando si avvicinò alla piscina quel pomeriggio e mi chiese se fossi mai stato con una donna, capii che quell’estate sarebbe stata diversa.
Per anni ho ripensato a quel momento: Valeria nel salone vuoto, il dito puntato verso il mio inguine e quel sorriso che prometteva tutto ciò che non accadde.
Camila arrivò con un vestito di lino bianco e un sorriso che conoscevo a memoria. Ma quel pomeriggio c’era qualcosa di diverso nei suoi occhi, e lo sapevamo entrambi.
La voce più potente del paese mi mise in mano la sua tessera con una sola istruzione. Mezz’ora dopo, ero davanti alla sua porta.
La amavo come non avevo mai amato nessuno, ma non riuscivo a smettere di immaginare un altro uomo dentro di lei, che gemeva più forte di quanto avesse mai gemuto per me.