Ho imparato a dargli ciò che mi chiedeva di più
Ogni pomeriggio mettevo il dildo sulla sedia e continuavo a lavorare. Mi stavo preparando per dare a Marcos ciò che mi chiedeva da mesi.
Ogni pomeriggio mettevo il dildo sulla sedia e continuavo a lavorare. Mi stavo preparando per dare a Marcos ciò che mi chiedeva da mesi.
Quando girò sui tacchi, il vestito si sollevò appena e lasciò vedere la linea esatta dove l’autoreggente finiva e cominciava la pelle. E poi mi chiese un massaggio.
Quando gli aprii la porta, sentii il suo sguardo fissarsi sulla striscia nera che spuntava sopra i miei jeans. Sorrise prima di spingermi dentro.
Quando scesi in garage, Valeria mi aspettava con pantaloni di pelle e un sorriso che non aveva nulla di materno.
La porta socchiusa lasciava uscire un gemito soffocato e io, paralizzato nell’ombra del corridoio, non riuscivo a muovermi né a smettere di guardare.
I miei tre figli mi guardavano con il respiro affannato. Volevano sapere com’era stata la mia prima volta. Non immaginavano quello che stavano per sentire.
Avevamo oltrepassato una linea da cui non si torna indietro. Davanti al tribunale capii che ciò che provavo per lui era più reale di qualunque paura.
Sapevo che tra don Rodrigo e me non sarebbe mai potuto succedere nulla. Ma trovai il modo di renderlo reale, anche solo una volta, anche se nessun altro lo avesse saputo.
Avevo quarant’anni e lei cinquantadue. Bastò vederla sistemarsi i vestiti credendosi sola perché l’aria di quella casa diventasse irrespirabile.