La sconosciuta del cinema che mi ha usato come poggiapiedi
Sentii i suoi piedi scalzi sulla mia spalla nel buio della sala. Poi una voce mi chiese se mi piaceva come odoravano i suoi calzini, e seppi solo rispondere di sì.
Sentii i suoi piedi scalzi sulla mia spalla nel buio della sala. Poi una voce mi chiese se mi piaceva come odoravano i suoi calzini, e seppi solo rispondere di sì.
Molte persone mi chiedono da dove venga il mio fetish per i guanti di gomma. Quasi nessuno conosce la risposta. È cominciato un venerdì, nella stanza di mia zia, con la porta chiusa a chiave.
Lavoravo da tre mesi e mi ci aggrappavo come all’oro. Quella mattina, sola con lui prima dell’apertura, scoprii quanto mi piacesse obbedire.
Il receptionist mi consegnò un pacco senza mittente. Dentro c’era un plug di metallo e un biglietto con la sua grafia: «Per il nostro appuntamento, voglio che lo indossi».
Trovai le sue mutandine piegate sull’ultimo gradino, ancora tiepide, e capii che non era una dimenticanza: era un ordine che dovevo obbedire in ginocchio.
La notte in cui lo aspettai con la camicetta aperta, capii che non ero più la stessa: mi ero rifatta per accendere il desiderio di un solo uomo.
Lavoro da anni tra i morti e credevo di aver visto tutto. Finché quell’uomo, disteso sul mio tavolo d’acciaio, non si mosse quando affondai il bisturi nel suo petto.
Il mare mi ha sputato sul ponte di uno yacht senza un solo uomo a bordo. Quando mi sono svegliato la seconda volta, avevo già il loro vestito addosso e non capivo perché mi lasciassi fare.
Fin da bambino i palloncini mi terrorizzavano e mi eccitavano in egual misura. Quel compleanno, chiuso in bagno, scoprii fin dove poteva spingermi quella contraddizione.
Lessi il nome sull’etichetta del cadavere e il cuore mi balzò in gola: era lei, la stessa che mi aveva umiliato per sei anni. E ora era immobile, alla mia mercé.
Quando si inginocchiò sotto la doccia e mi guardò con quel sorriso, capii che non c’era più ritorno: la sua fantasia e la mia stavano per oltrepassare un confine.
Tre anni a piedi nudi, due anelli alle dita e la certezza che a fine giornata lui si inginocchierà a leccare ogni impronta del cammino che lei ha percorso.
Le avevo chiesto una sola condizione quella sera e, quando entrò dalla porta, capii dal modo in cui mi guardò che aveva deciso di obbedirmi fino in fondo.
Sparò il riscaldamento al massimo perché nessuno smettesse di sudare. Voleva che arrivassero stanchi, sporchi e affamati di farle tutto ciò che nessuno osava chiederle.
Mi lanciasti le tue mutandine ancora tiepide e un sorriso. «Mettele e aspettami», dicesti. Due ore dopo ero ancora in ginocchio, a contare i minuti fino al tuo ritorno.
Ero salito per offrirle aiuto da bravo vicino. Ne sono sceso molto diverso, inginocchiato nel suo bagno e obbediente a ogni parola che usciva dalla sua bocca.
Avvicinai il naso ai suoi capelli senza pensarci, una volta, due, tre. Quando girò la testa e mi chiese se mi piaceva, capii che non c’era più ritorno.
Scesi da lei credendo fosse un normale favore tra vicini. Mi accolse con un sorriso che non ammetteva domande e con un ordine a cui non seppi negarmi.
La prima volta che mi mise il collare capii che non c’era più ritorno: sarei sceso ogni volta che lei avesse chiamato, pronto a obbedire a qualsiasi ordine uscisse dalla sua bocca.
Volvió a bloquearme de todo y reapareció con una novia «decente». Craso error: nadie le quita su juguete a una mujer como yo sin pagarlo caro.