Tre sconosciute e una poltrona in fondo al cinema
Fingevo di aspettare qualcuno all’ingresso quando le tre si avvicinarono ridendo. Una mi chiese se avessi la notte libera. Non immaginavo fino a che punto sarebbe arrivato tutto.
Fingevo di aspettare qualcuno all’ingresso quando le tre si avvicinarono ridendo. Una mi chiese se avessi la notte libera. Non immaginavo fino a che punto sarebbe arrivato tutto.
Mio marito mi fece capire con lo sguardo di andare via con quello sconosciuto. Quello che nessuno dei due sapeva era che quell’uomo non avrebbe lasciato stare nessuno di noi.
Pagai l’ingresso, cercai la cabina in fondo e pensai che sarebbe stato un minuto. Poi sentii quella voce grave chiedere se c’era qualcuno dall’altra parte del muro.
Lo guardavo da giorni dalla terrazza, fingendo di non farlo. Quel pomeriggio di caldo decisi di smettere di fingere e scesi con un bicchiere di limonata in mano.
Tornava ogni alba con addosso l’odore di tabacco americano e di profumo nuovo. Io tacevo e custodivo i miei sospetti, finché una notte decisi di seguirla e scoprire con chi passava quelle ore.
A quarantanove anni credevo di aver visto tutto, finché quello sconosciuto fradicio si tolse la maglietta nel mio patio e capii che il pomeriggio non sarebbe finito con il giardinaggio.
Nessuno al supermercato, in farmacia o al panificio immaginava cosa nascondessi sotto i vestiti. Ed era proprio questo a eccitarmi di più.
Non l’ho mai detto a nessuno, ma appena lui esce di casa per partire, c’è un nome e un corpo che occupano tutta la mia immaginazione.
Quando i quattro ragazzi entrarono nell’appartamento alle cinque del mattino, capii che avrei vissuto qualcosa che non ho mai raccontato a nessuno.
Sono arrivata tardi a cena, ma non per il traffico. È stato per la deviazione che facemmo fino a quel terreno vuoto a cinquanta metri dal ristorante.
Mi misi il bikini più piccolo che avevo e scesi in giardino solo per vedere la sua faccia. Sapevo esattamente cosa stavo facendo, e non avevo intenzione di fermarmi.
Sono uscito dall’acqua tremando di freddo e l’ho vista sistemarsi il bikini al sole. Nessuno dei due sapeva che quella mattina avrebbe cambiato tutto tra noi.
Mi tolsi il bikini nella jacuzzi sapendo che lui mi osservava di sottecchi dal tetto. Ciò che ero venuta a dimenticare diventò l'unica cosa che ricordo del viaggio.
Renata si nascondeva sempre dietro Camila e Marisol. Quella notte, sulla sabbia calda e lontano da casa, decise che non voleva più restare a guardare dalla riva.
Non mi sembrava attraente, ma mi eccitava sentirmi desiderata. Quando salì sullo sgabello per controllare il ventilatore, seppi esattamente come avrei ripagato il favore.
Aprii la porta della sua stanza aspettandomi di trovarlo addormentato. Quello che vidi mi riportò ricordi che credevo sepolti, e non fui capace di voltarmi.
Passare dietro mio figlio con lui incollato alla schiena, trattenendo il respiro. Sapevo che era sbagliato, e proprio per questo non riuscivo a fermarmi.
Quel pomeriggio non avevamo programmato niente. Ma quando si abbassò i pantaloni davanti a me, capii che avrei provato qualcosa che non avevo mai provato.
Non erano passati neanche cinque minuti di film quando la sua mano già cercava sotto i miei shorts, e io, invece di allontanarla, pregavo che nessuno in sala si voltasse a guardarci.