L’invito che mandai ai miei otto amanti quella mattina presto
Avevo passato tutta la notte con tre uomini e mi sentivo ancora insaziabile. Così presi il telefono e scrissi: «Siete pronti a non farmi dormire per tutto il fine settimana?»
Avevo passato tutta la notte con tre uomini e mi sentivo ancora insaziabile. Così presi il telefono e scrissi: «Siete pronti a non farmi dormire per tutto il fine settimana?»
Lavoravamo nello stesso edificio e bastò un sfioramento in ascensore perché capissi che stavo per perdere qualcosa che credevo intoccabile: la mia volontà.
Scelsi il ragazzo più ambito del paese non perché lo amassi, ma perché avevo bisogno di qualcuno da plasmare mentre la mia testa era altrove.
Mi ha scritto per sapere dove fossi. Venti minuti dopo ero in fondo al suo tram, mordendomi le labbra per non fare rumore.
Chiudo la porta del ripostiglio, mi cambio e divento un’altra. Nessuno nella mia strada sospetta quello che farò stanotte, ed è proprio questo che mi piace di più.
Abbiamo sempre giocato a fare le fidanzate davanti a tutti, finché il caldo, il fiume e qualche birra non hanno cancellato il confine tra gioco e desiderio.
Stavo asciugandomi la schiena quando la porta si aprì di colpo. Lei mi vide tutto intero, si scusò e scappò via. Non immaginavo che l’avrei rivista quella stessa mattina.
Decidemmo di vederci presto, quando non c’era ancora nessuno. Quello che iniziò come un altro dei nostri giochi via messaggio finì per diventare qualcosa che non riuscii a togliermi dalla testa per tutto il giorno.
Andai a casa sua perché lasciasse in pace il mio compagno. Uscii di lì sapendo che sarei tornata la domenica dopo, e quella dopo, e tutte le altre.
È cominciata come una fantasia che leggevamo insieme di notte. Oggi è Daniel che mi allaccia i tacchi prima che arrivi Bruno, e a lui va benissimo così.
C’era un unico limite che Marisa non oltrepassava mai, e io avevo imparato a rispettarlo. Finché una mattina, durante la colazione, mi venne in mente come aggirarlo senza farla soffrire.
Avevo il ricatto del mio ex nel telefono e la parcella dello studio in testa. Quando lui ha visto i video e ha sorriso, ho capito che quel conto non si sarebbe pagato con i soldi.
La rabbia la spinse a scendere dall’auto in piena strada. Non immaginava che avrebbe finito la notte nella cabina di un camionista appena conosciuto.
Ci andai pensando che mi sarei fermato da un momento all'altro. Che avrei detto basta, che non faceva per me. Dopo quindici minuti urlavo l'esatto contrario.
Gliel’avevo negato per mesi. Quella notte, in una stanza d’hotel che sapeva di disinfettante economico, decisi che avrei smesso di dirgli di no.
La riconobbi al bancone dal modo in cui si muoveva. Era la ragazza del mio ex giocatore, quella che faceva il tifo dietro la panchina, e quella notte non c’era più nessuno a trattenerla.
Non le ho mai detto quello che immaginavo di notte mentre dormiva accanto a me. Questa è la confessione che tengo zitta da quando siamo arrivati in quella città.
Gli promisi che questa volta sarebbe stato diverso. Lo mantenni per esattamente tre settimane, finché il buttafuori del bar arrivò un’ora prima del solito.
Mi guardo allo specchio con il reggicalze e le autoreggenti a rete, e sorrido: ho perso la scommessa e so esattamente cosa mi chiederà lui questo pomeriggio.
Mi ordinò di entrare nel confessionale con la lingerie più fine e sussurrare i miei peccati al prete. Non immaginavo che sarebbe stato lui a decidere la penitenza.