La sconosciuta che mi scrive la domenica
Il tuo messaggio è arrivato prima del caffè: «Cosa mi faresti?». E io, nudo e mezzo sveglio, ho capito che mi sarebbe costata tutta la mattina.
Il tuo messaggio è arrivato prima del caffè: «Cosa mi faresti?». E io, nudo e mezzo sveglio, ho capito che mi sarebbe costata tutta la mattina.
Sono nuda sul tappeto, davanti allo specchio, ancora tremante per l’ultimo orgasmo. E allora decido di rivedere ciò che ho appena filmato di me stessa.
Chiusi la porta del bagno, lasciai cadere la divisa sul pavimento e capii che quel pomeriggio non avrei potuto pensare ad altro che alle sue mani.
Andavo in ufficio col plug e le calze sotto i vestiti, sognando quello che mia moglie mi avrebbe fatto al ritorno. Quella sera, sul palco, tutto cambiò.
Ci sono mattine in cui mi sveglio bagnata, con i capezzoli duri e un solo pensiero fisso. È cominciata un’altra delle mie settimane di calore e nessuno in casa immagina cosa nascondo.
Accettai la sfida senza immaginare che la quinta foto mi avrebbe portata in una caletta deserta, davanti a uno sconosciuto disteso sotto l’ultimo raggio di sole.
Rilesse il messaggio quattro volte e il cuore le batteva come a vent’anni. Aveva cinquantanove anni e una sconosciuta le aveva appena risvegliato qualcosa che credeva perduto per sempre.
Mi ritoccai davanti allo specchio, sorrisi e tornai in cucina con un piano che nessuno di loro immaginava. Quella sera il menù lo scelsi io.
Alle dieci in punto entro nella sala riunioni e, mentre il capo parla di cifre, la mia testa va in un posto dove io e lei non rispettiamo nessuna regola.
Si siede due sedie alla mia sinistra e, mentre la famiglia chiacchiera, la mia testa l’ha già messa a cavalcioni sulle mie gambe. Nessuno lo sa. Neanche lei. Non ancora.
Voleva solo una camicia decente. Ma poi lei alzò lo sguardo da dietro il bancone, e la mente di Andrés cominciò a inventare ciò che non sarebbe mai successo.
Conservavo quel desiderio sotto chiave da anni. Quella notte, ubriaco e senza difese, lo confessai all’unica persona che poteva renderlo reale.
Pensavo che mi raccontasse quelle storie per rendermi geloso. Ho impiegato tempo a capire che ciò che si accendeva in me era qualcosa di molto più oscuro e difficile da ammettere.
Ne avevamo parlato mille volte a bassa voce e non avrei mai creduto che sarebbe successo. Ma quella notte lei si è inginocchiata in mezzo alla stanza e io ho potuto solo sedermi a guardare.
Dormiva appoggiato alla sua schiena per calmare la bambina. Una settimana a fingere di non sentire quello che succedeva tra loro nel buio.
Le cinghie si stringevano sempre di più quanto più tiravo. Ero legata, bendata e fradicia sul mio letto quando la porta della camera si aprì e sentii due voci.
Non so chi sei né dove sei, ma mentre scrivo questo ti immagino mentre mi leggi, e quell’idea è proprio ciò che mi sta bagnando il tanga.
Lui mi guardava dal divano mentre mi inginocchiavo davanti allo sconosciuto che avevo scelto al bancone del bar. Era la mia prima notte da puttana.
La guardavo piegare le lenzuola con quelle calze chiare e pregavo che non notasse il rigonfiamento nei miei pantaloncini. Finché un giorno girò la testa e mi chiese perché la guardavo così.
Vent’anni di matrimonio e ognuno nascondeva il proprio segreto: lui nei bagni degli altri, io senza sapere ancora cosa stesse per risvegliare in me quella donna dello yoga.