La fantasia proibita che cambiò la nostra casa
Prima mi filmarono mentre mi masturbavo; poi mia madre scoprì che il peccato in quella casa non era il desiderio, ma chi fingeva di non provarlo.
Prima mi filmarono mentre mi masturbavo; poi mia madre scoprì che il peccato in quella casa non era il desiderio, ma chi fingeva di non provarlo.
Abbassai il controller e trattenni il respiro: dall'altra parte della parete i suoi gemiti salivano di tono, e io avevo già una mano nei pantaloni.
Finsi di essere ubriaca sul sedile posteriore, ma quando quello sconosciuto mi infilò la mano sotto la gonna, smisi di recitare.
La incontrai per caso, mi diede il suo numero e una settimana dopo aprì la porta con un sorriso che prometteva già guai.
Sentii i gemiti passando per il corridoio. La porta era socchiusa e non riuscii a distogliere lo sguardo. Né a restare immobile.
La porta era socchiusa, le candele accese e un biglietto sul letto. Eppure entrai, mi spogliai e obbedii.
L’aria condizionata non funzionava e il sudore mi segnava la camicia. Quando alzai gli occhi, lui mi stava già fissando nello specchietto retrovisore.
Quando è tornato dal bagno e mi ha fatto scivolare in mano qualcosa di caldo, ho capito che il mio tanga rosso era tornato con un segreto.
Abbassai le persiane, mi guardai nuda allo specchio e respirai profondamente. Non mi ero mai toccata, ma quel pomeriggio avevo un solo piano: scoprire il mio corpo.
Quando vidi il suo messaggio prima di entrare nel parcheggio, capii che non sarei tornata a casa con le gambe tremanti solo per aver guidato.
Mi sono svegliata fradicia, senza sapere se l’uomo che mi aveva abbracciata nel sogno fosse un collega, uno sconosciuto o pura immaginazione. Non importava nulla.
Credevo di averla sentita gemere dall’altra parte della chiamata, e la mia mente trasformò quel rumore nella scena più sporca che avessi mai immaginato.
Chiusi la porta dell’appartamento, mi appoggiai contro il legno e capii che quella notte avrei fatto fatica a dormire. Avevo bisogno di toccarmi e volevo prendermela con calma.
La vidi sola in fondo al bancone, con il bicchiere in mano e uno sguardo che chiedeva esattamente ciò che desideravo anch’io quella sera.
Sono andata al centro commerciale per cercare un costume nuovo. Ho finito per masturbarmi nel camerino e affrontare una supercriminale che mi ha immobilizzata proprio quando ero più eccitata.
Ero entrata a brindare con loro per curiosità, ma quando chiusero la porta del cantiere e mi circondarono, capii che non ne sarei uscita uguale.
Fingevamo di dormire in silenzio, ma la sua erezione contro il mio culo e la mia mano nei suoi boxer resero impossibile restare fermi.
Sono entrata per controllare i materiali e ne sono uscita con la gonna sollevata, la bocca piena di lui e le gambe tremanti contro un tavolo impolverato.
La mia capa voleva un integratore rivoluzionario, ma nessuno immaginava che il primo test sarebbe finito tra gemiti sulla mia scrivania.
Il rigonfiamento di Idris si premette contro di me per un istante e non mi scostai. Quando chiusero la porta, ero ancora fradicia. Scesi in cucina e vidi il portafrutta.