Quello che ho fatto nuda nella piscina della palestra
Mi sono tolta il bikini sott’acqua per eccitarmi da sola, ma non avevo previsto che un uomo nella mia corsia si avvicinasse troppo.
Mi sono tolta il bikini sott’acqua per eccitarmi da sola, ma non avevo previsto che un uomo nella mia corsia si avvicinasse troppo.
Credevo che dopo la festa ci saremmo limitati a baciarci, finché vidi un'altra donna spogliarsi a pochi passi e decisi di non tirarmi indietro.
Quando vidi spegnersi le luci della casa di campagna, capii che quella notte non avrei dormito: avrei guardato ogni istante in silenzio.
Credevo che quella notte fosse stata unica, finché mi invitarono a casa loro e capii che volevano ancora usarmi, guardarmi e farmi venire di nuovo.
Credevo che la cena sarebbe finita a letto con mio marito, finché lui non chiese che un altro uomo mi facesse sua sotto i suoi occhi.
La mia ragazza si tolse il bikini davanti ai nostri amici e, vedendo come la guardavano, capii che quella notte l’avrei scopata con ancora più fame.
Quel pomeriggio non si aspettava di trovare un altro uomo sul divano, né di scoprire quanto la eccitasse sentirsi osservata.
La conobbi al bar dell’albergo: elegante, coi capelli corti e biondi, e un sorriso che aveva già deciso cosa sarebbe successo tra noi. Non immaginavo perché mi avesse scelto.
Rimasi incollata alla parete del corridoio, trattenendo il respiro. Dall’altra parte della porta, le due voci che meno mi aspettavo di sentire insieme si cercavano nella penombra.
Non mi chiese di fermarmi. Mi chiese un posto dietro la porta socchiusa, in silenzio, per guardare ciò che ormai non sapeva più dare a sua moglie.
Si chinò a raccogliere i cocci della tazza rotta senza sapere che, dallo stipite della porta, qualcuno la osservava senza respirare.
Quando seppi quale sarebbe stata la penitenza rimasi muta. Non perché non ne fossi capace, ma perché mi esponeva con un uomo che conosceva mezza città. Eppure arrivai puntuale il primo giorno.
I due asciugamani sull’attaccapanni mi avvertirono che non ero solo. La cosa intelligente sarebbe stata andarmene. Invece rimasi incollato al vetro.
Mi arrampicai sulla panca senza fare rumore, accostai l’occhio alla grata di plastica e allora la riconobbi: era lei, quella che per tutto il pomeriggio avevo guardato di sfuggita.
Salirono sulla mia macchina credendo che avrebbero solo fatto una doccia e mangiato caldo. Io avevo già deciso che quel pomeriggio non sarebbero rimasti vestiti.
Avevamo stabilito una cosa semplice: uno squillo quando avessero iniziato, e io sarei comparsa sul balcone come per caso. Quella notte cambiò tutto.
Avevo ventisei anni e credevo di conoscere i miei limiti. Bastarono uno sconosciuto sulla sabbia e lo sguardo complice di mio marito per scoprire che non conoscevo nulla.
Il mio ragazzo era convinto che non avrei osato. Scommise che avrei fatto eccitare il giardiniere solo dalla finestra, ma quel pomeriggio finì in ginocchio davanti a me.
Anni fa ho scritto dieci comandamenti per non fare del male a nessuno. Il primo è non intervenire mai. Il secondo, restare nascosto. Questa è una delle notti che non confesserò mai.
Marcos mi chiese di non giudicare né fare domande quando fosse arrivato il suo amico. Quella stessa notte capii che visite ricevevano il venerdì.