Confessione: ero la stripper che finì per scoparsi tutta l’addio al celibato
Entrai nella stanza vestita da mimo, con un trench sopra la lingerie e la certezza che quella notte avrei fatto qualcosa di cui non mi sarei mai pentita.
Entrai nella stanza vestita da mimo, con un trench sopra la lingerie e la certezza che quella notte avrei fatto qualcosa di cui non mi sarei mai pentita.
Da mesi nessuno la toccava. Quel pomeriggio di gennaio, nello spogliatoio vuoto e con i tre ragazzi ancora sudati, smise di pensare e si lasciò andare.
Pensavo fosse solo un gioco di messaggi a ore impossibili, finché un pomeriggio chiuse la porta del mio ufficio, spense la luce e smise di chiedermi permesso.
Lo sfregamento del lenzuolo mi svegliò e, girando la testa, la trovai addormentata accanto a me. Non ricordavo nulla della notte prima, ma il mio corpo sì.
Non le vidi mai il volto. Solo la sua schiena mora che respirava a fatica mentre le mie mani scendevano più in basso di quanto un massaggiatore dovrebbe osare.
Cominciò con la sua mano dentro i miei pantaloni mentre fingevamo di guardare lo schermo. Nessuno dei quattro disse niente finché non fu impossibile fermarsi.
Stavo per entrare nella jacuzzi quando bussarono alla porta. Era lei, con la mia tessera in mano e quel sorriso che immaginavo da mesi.
Daniela da anni taceva quello che provava per la sua migliore amica. Quella sera in terrazza, una sola parola — sfida — le diede la scusa che non aveva mai osato cercare.
Sono uscita dalla doccia convinta che nessuno ci avesse viste. Quella stessa notte ho scoperto nel suo telefono che qualcuno aveva registrato ogni gemito dalla cabina accanto.
Mi chiamavano la zitella dei gatti, ma nessuno nel quartiere immaginava quello che succedeva in casa mia ogni mattina, ogni pomeriggio e ogni notte da quel martedì d'estate.
Nessuno rispose al citofono, ma la porta si aprì lo stesso. Lì capii che non c’era più ritorno e che quell’uomo avrebbe fatto di me ciò che voleva.
Quel pomeriggio, con il ventilatore che ruggiva e la casa vuota, mio cugino mi guardò in modo diverso e mi disse che aveva qualcosa da dimostrarmi. Non immaginavo fin dove sarebbe arrivato.
Quattro mesi da solo in montagna gli avevano lasciato una fame che nessun whisky poteva placare. Quella notte, dietro la tenda rossa della locanda, tre ragazzi sapevano esattamente come accoglierlo.
Perdemmo la partita e stavamo andando verso la metro quando un’auto di lusso si fermò accanto a noi. L’uomo al volante aveva una proposta che nessuno dei due si aspettava.
Erano anni che entravo di nascosto solo per guardare. Quel pomeriggio d’estate, finalmente, decisi di aprire la porta a uno di loro.
Aspettavo nudo accanto all’ulivo, con lo zaino ai piedi e il telefono in mano, senza immaginare che quella notte fredda mi avrebbe lasciato in bocca due sapori diversi.
Si è tolto la maglietta fradicia davanti a me, senza sapere che avevo sentito tutto dalla doccia. Quello che gli ho proposto quel pomeriggio gli ha cambiato l’idea del piacere.
Avevano passato tutta la vita inseparabili, ma quel pomeriggio, soli sul divano, nessuno dei due volle fingere che quel bacio fosse stato un incidente.
L’annuncio diceva «sessione erotica gratuita per ragazzi giovani». Quello che non diceva, e che io capii perfettamente, era come avrebbe pensato di farsi pagare quella notte.
Pensavo che me lo stessi immaginando, finché non trovai un numero scritto sulla confezione della salviettina che mi aveva dato quando sono sceso dall’aereo.