Ci siamo spogliate sulla spiaggia davanti a degli sconosciuti
Sono arrivata a casa sua un’ora prima di cena e l’ho trovata nuda davanti allo specchio, indecisa tra due abiti e pronta a cambiare tutto.
Sono arrivata a casa sua un’ora prima di cena e l’ho trovata nuda davanti allo specchio, indecisa tra due abiti e pronta a cambiare tutto.
Mi chiese di reggere degli attrezzi in cuclillas. Sapevo perfettamente cosa stava facendo, eppure non mi alzai.
Camminai fino alla riva con un piano stupido: passarle davanti e imprimermela nella memoria. Non sapevo che quella sconosciuta avrebbe scelto di lasciarsi guardare.
Le portavo da mangiare in cambio di una doccia, ma quella donna matura voleva farsi pagare in un altro modo.
Quando finalmente aprì gli occhi, scoprì che le quattro poltrone attorno al letto non erano più vuote. E allora capì a cosa stava giocando lui.
Vivevo da anni facendo il bagno nudo in quel ruscello, convinto che fosse solo mio. Quel pomeriggio, tra i rovi, due occhi giovani mi osservavano senza pudore.
Quella notte scesi per un bicchiere d’acqua e lui era sveglio sul divano. Quello che successe dopo nel mio letto, con mio patrigno che respirava dietro la porta, mi brucia ancora.
Da quindici anni lo salutavo in spiaggia senza immaginare cosa vedesse ogni notte attraverso il vetro del bagno, mentre credevo di essere sola.
Non ti conoscevamo affatto, ma passasti tutto il pomeriggio con la mano nel costume, a guardarci giocare. E noi lo sapevamo fin dall’inizio.
Da mesi fantasticavamo sull’idea. Quella notte, mentre lei saliva le scale dietro la cameriera, capii che avrei guardato tutto dalla stanza accanto.
Quando si è tolto il boxer senza chiedermi di uscire dalla stanza, ho capito che il pomeriggio non riguardava più i vestiti sportivi.
Quel pomeriggio girai il telescopio senza aspettarmi nulla di nuovo, e la vidi: in ginocchio sulla sedia, ignara che uno sconosciuto a trenta metri la osservava in silenzio.
Ogni volta che il mio amico varcava la porta, lei si cambiava. Un pomeriggio inventai una scusa, feci il giro dell’isolato ed entrai dal patio in silenzio.
Scesi in cucina seguendo dei gemiti e li trovammo. Quella notte imparai guardando ciò che il giorno dopo avrei osato provare.
Per anni aveva appoggiato l’orecchio ai muri dei motel a buon mercato. Una notte trovò un forum che prometteva qualcosa di più: cabine con vista sul piacere altrui.
Bastano tre ore a leggere racconti sul cellulare perché accetti la proposta di Iván. Il giorno dopo, quella telecamera nascosta mi cambia la vita per sempre.
Volevo che la immaginassero da lontano. Non mi aspettavo che fosse lei a organizzare la scena, né che il mio complice sullo schermo comparisse con una torcia in mano.
Quando mi sussurrò che era fradicia e mi chiese scusa, capii che la fantasia ci era sfuggita di mano. E lo sconosciuto non aveva ancora fatto il peggio.
Chiamai il suo numero quando calcolai che ce l’avesse già sotto di sé. Volevo sentirla gemere mentre un altro uomo la prendeva, senza sapere che io ero complice del piano.
Alle tre del mattino, finsi che la coperta mi coprisse gli occhi. Quello che vidi nel mio stesso salotto non avrei dovuto vederlo mai, eppure non distolsi lo sguardo.