La notte in cui scoprii ciò che il mio corpo custodiva
La gonna a quadri, le calze alte, il trucco colato. In quel pomeriggio sola in casa diventai chi desideravo essere, e il mio corpo mi sorprese.
La gonna a quadri, le calze alte, il trucco colato. In quel pomeriggio sola in casa diventai chi desideravo essere, e il mio corpo mi sorprese.
Quando lui arrivò per primo, lei stava già guardando gli scaffali con un libro che non leggeva. Erano gli unici due. E nessuno fece finta di sorprendersi.
Quando aprì la porta, capii che la ricerca era finita. Valentina aveva quelle curve che non si inventano e uno sguardo diretto che prometteva molto di più.
Ogni venerdì la portava a casa fingendo che fossero solo amici. Lei lo sapeva. Lui pure. Ma nessuno dei due osava dirlo.
Quello che era cominciato come un brindisi d’addio finì con quattro paia di mani su di me e una notte che non dimenticherò.
Ne avevamo parlato per mesi, come di una fantasia. Quella notte smise di esserlo. E io, seduto su quella sedia, non riuscii a staccare gli occhi nemmeno per un secondo.
Quando il sistema lampeggiò verde e lo schermo divenne nitido, l’ultima cosa che mi aspettavo di vedere era Camila avanzare nuda verso il divano dove mio marito leggeva il giornale.
Ho sempre portato nello zaino le mie cose da ragazza, nel caso. Quel giorno capii che quel «nel caso» era finalmente arrivato.
Mi prese la mascella con una mano e mi guardò dritto negli occhi. Era mio cugino. Eravamo famiglia. E nessuno dei due fece un passo indietro.
Marco aveva ancora il caffè in mano quando lei lo guardò negli occhi e disse di aver bisogno di due uomini insieme. Nessuno dei due si aspettava che quella mattina avrebbe cambiato le regole del gioco.
Da quella prima notte sotto il ponte era rimasto qualcosa in sospeso. Il mio corpo lo ricordava. Una settimana dopo, i miei piedi mi ci portarono da soli.
Ogni mattina mi sveglio nella mia gabbia con i vibratori inseriti, aspettando che il padrone venga a prendermi. Oggi sarà una giornata molto lunga.
Aprii il cassetto con il cuore impazzito. C’erano pizzo, filo e una donna che aspettava dentro quella biancheria che non era mai stata mia. Quel pomeriggio cambiò tutto.
Salii la scala di metallo con la gonna stretta in mano e quattro paia d’occhi che cercavano di infilarsi tra le mie gambe. Quello che mi aspettava di sopra non era Raúl.
È iniziata come una notte di pizza e fernet. È finita con ognuna che confessava la fantasia erotica più sporca che non aveva mai detto ad alta voce.
Da anni ero una belva a letto. Gli uomini mi temevano o mi assecondavano. Nessuno mi aveva mai legata. Nessuno, finché non diedi la mia e-mail a quello sconosciuto della chat.
Ero arrivata al complesso cercando un corpo capace di obbedire senza fare domande. Quello che trovai quel pomeriggio superò ogni mia fantasia.
Quell’armadio d’uomo stava mangiando un panino al bancone. Bastò incrociare gli sguardi per sapere che quella notte sarei andata a cercarlo davanti alla discoteca.
Erano tre mesi che non stavo con nessuno, e quando lo vidi entrare nella hall capii che quella notte sarebbe stata diversa. Non mi sbagliai.
Sono scesa all’aeroporto con un vestito rosso troppo aderente e un segreto tra le gambe. Quella notte il rosso ci entrò nella pelle, nella bocca, dappertutto.