La notte in cui Mariana mi ha insegnato a usare la lingua
«Tranquilla, lasciati andare», mi disse alla porta, e capii che quella notte avrei imparato qualcosa che nessun uomo mi aveva mai mostrato.
«Tranquilla, lasciati andare», mi disse alla porta, e capii che quella notte avrei imparato qualcosa che nessun uomo mi aveva mai mostrato.
Ero a tre mesi senza le sue mani, senza la sua bocca, senza le sue tette sulle mie. Quella notte mi sono versata un bicchiere di vino, mi sono spogliata e ho deciso che il piacere non doveva aspettare il suo ritorno.
Quando la strinsi febbrile contro il petto, ricordai le notti in cui la sua bocca conosceva la mia come se mi stesse imparando da anni.
Sono entrata nello spogliatoio senza pensarci e sono uscita con le gambe che tremavano, a guardare quelle donne nude come non avevo mai guardato nessuno in vita mia.
La voce di Diego nell’audio suonava sconfitta. Quando sentii il nome di lei, capii che mi tradiva da mesi dal suo ufficio.
Quando Diego chiuse la porta del furgone e sparì verso le luci del supermercato, seppi che avevo mezz’ora per fare tutto ciò che immaginavo da mesi.
Il telefono squillò proprio mentre lui entrava dalla porta. Era il mio ragazzo. Non potevo riattaccare. E il mio ex non aveva intenzione di aspettare che finissi la chiamata.
Suonò il campanello dopo mezzanotte e aprii aspettandomi una pizza. Era uno sconosciuto con una bottiglia in mano e la verità su mia moglie sulle labbra.
Eravamo nemici dichiarati da quando avevamo cinque anni. Nessuno avrebbe immaginato che la ragazza che mi faceva uscire sangue dal naso sarebbe stata anche la mia prima donna.