La mia nuova interna mi ha fatto scoprire me stessa
La sentii nella doccia quella prima mattina e, senza sapere perché, rimasi inchiodata alla porta. Quando si voltò e mi guardò, non distolsi lo sguardo.
La sentii nella doccia quella prima mattina e, senza sapere perché, rimasi inchiodata alla porta. Quando si voltò e mi guardò, non distolsi lo sguardo.
Le diedi una camicetta di una taglia in meno senza dirle perché. Quando sentii il suo grido soffocato dal camerino, capii che sarei entrata e non sarei più uscita uguale.
Quando spinsi la porta metallica pensavo di trovarlo da solo, come sempre. Ma sotto quella lampadina sospesa c’erano altri quattro uomini, e nessuno sembrava avere fretta.
Il receptionist gli fece l’occhiolino consegnandogli l’asciugamano. Quel gesto fu solo l’inizio: in ogni sala lo aspettava un corpo diverso e un nuovo calore.
Sono andata al concerto aspettandomi che fosse lui a portarmi a letto. Non immaginavo che sarebbe stata la sua ragazza a trascinarmi in bagno dopo la terza canzone.
Il convoglio del principe entrò senza avvisare tra le gru. Scese dalla seconda auto, si tolse gli occhiali scuri e capii che quei tre mesi di silenzio si sarebbero spezzati proprio quella notte.
Apro la porta della stanza e lì c’è Renata: identica alle foto, ma con i nervi tesi che nessuna immagine riesce a catturare.
Quattro settimane a guardarla muoversi tra i tavoli, desiderando ciò che non osavo nominare. Dopo, nulla fu più lo stesso.
Chiuse a chiave, si sedette alla scrivania e mi guardò con due occhi verdi che non giudicavano nulla. Io avevo ancora il respiro affannato.