La parete di vetro del bagno di Annika mostrava tutto
Non avevo mai baciato una donna. Davanti allo specchio del suo ingresso capii che quel pomeriggio avrei fatto molto più che guardare.
Non avevo mai baciato una donna. Davanti allo specchio del suo ingresso capii che quel pomeriggio avrei fatto molto più che guardare.
Salii da solo nell’appartamento per farmi una doccia prima degli altri. Quello che non mi aspettavo era che qualcuno, dall’altra parte del cortile, stesse aspettando proprio quel momento.
La vidi salire sul treno e capii che non avrei dormito. Non immaginavo che l’avrei spiata dalle ombre del soffietto mentre un altro uomo la prendeva contro il finestrino.
«Voglio che ci masturbiamo guardandoci», mi disse in macchina. Non me l’aspettavo, ma guardarla senza toccarla mi eccitò all’istante.
Ogni mattina osservava la gente dal suo tavolo del caffè, senza immaginare che un uomo in abito stesse studiando lei, né la proposta silenziosa che le avrebbe fatto.
Da mesi fantasticavamo sull’idea. Quella notte, mentre lei saliva le scale dietro la cameriera, capii che avrei guardato tutto dalla stanza accanto.
Quella notte sentii un rumore nel corridoio e mi incollai a una tenda mal tirata. Non sapevo che qualcuno, scalza in giardino, mi stava guardando da sei minuti.
Abbassò le ginocchia piano piano finché capii che quello spettacolo sotto il tavolo era dedicato a me, e a nessun altro in tutta la caffetteria.
Per anni aveva flirtato con mia moglie a ogni incontro in palestra. Quella notte, con l’atmosfera elettrica, il gioco finì mentre io guardavo tutto dalla poltrona.
Quando Camila mi ha sussurrato che la ragazza era già in casa e ci guardava dal corridoio, pensavo che si sarebbe fermata. Ha fatto l’esatto contrario.
Quando ho visto il suo corpo nudo sull’asciugamano blu ho capito che non me ne sarei andata senza portare a termine il tuo incarico. Non l’avevo ancora toccato e già reagiva sotto il mio sguardo.
Da giorni me ne stavo nascosto tra i cespugli, guardandola cavalcare un altro uomo ogni notte. Quando lui mancò per la febbre, presi il suo posto.
Mi sono arrampicata al terzo piano per spettegolare e mi sono ritrovata chiusa in un armadio, a spiare una notte che non avrei dovuto conoscere e che avrebbe cambiato tutto.
C’erano cinque posti vuoti sul bus eppure scelse il mio. Sorrise, si sistemò lo scialle sulle ginocchia, e capii che qualcosa stava per cominciare prima ancora di partire.
La osservavo da settimane dal suo tavolo nell’angolo, con quella calma che mi scompaginava qualcosa dentro. Quando si sedette davanti a me durante la pausa, non era sola.
Quella mattina ho deciso di uscire senza niente sotto la gonna. Non volevo essere toccata, solo osservata. E nella gelateria al piano di sopra qualcuno se ne è accorto.
Il negozio era vuoto e il ragazzo giovane. Da giorni immaginavo quel momento e non avevo intenzione di lasciarmelo sfuggire.
Quando il suo bikini si spostò sulla riva e gli uomini sulla spiaggia cominciarono a guardare, lei non lo sistemò. Si limitò a camminare più piano.
Eravamo al solito ritmo da anni, finché lei accettò di spogliarsi in una spiaggia piena di sconosciuti. Quello che successe dopo fu meglio di quanto immaginassi.
Si accucciò dietro il bidone nel vicolo e ciò che vide dall’altra parte della tenda lo lasciò senza parole. La notte cordobesa custodiva segreti che non avrebbe dovuto scoprire.