La festa in cui finalmente qualcuno mi ha sverginata
Mi ero sistemata mille volte davanti allo specchio della mia stanza, ma quella notte, per la prima volta, non era solo per me. Qualcuno mi stava aspettando dall’altra parte della porta.
Mi ero sistemata mille volte davanti allo specchio della mia stanza, ma quella notte, per la prima volta, non era solo per me. Qualcuno mi stava aspettando dall’altra parte della porta.
Mi sono svegliato con i tacchi ancora ai piedi e una voce che mi sussurrava all’orecchio che non c’era più ritorno: ogni giorno sarei stato un po’ più Lola e un po’ meno me.
Non sono andata lì per il piacere. Sono andata a ricordare un desiderio sepolto: pelle morbida, curve, essere desiderata. E lei, con un sussurro in francese, mi ha dato il permesso.
Andai a casa sua perché lasciasse in pace il mio compagno. Uscii di lì sapendo che sarei tornata la domenica dopo, e quella dopo, e tutte le altre.
Accettai il gioco solo per una notte: un vestito, una parrucca e un nome che non era il mio. Non immaginavo che la ragazza nello specchio mi avrebbe guardata come se mi aspettasse.
Aveva ventisette anni, una fidanzata e una vita ordinata. Poi quel vicino lo guardò sull’autobus come se sapesse qualcosa che Tobías non osava ancora nominare.
Pensavo che avremmo cenato solo noi tre. Ma mia cugina aveva invitato i suoi amici, e quella sera scoprii fin dove ero disposto a spingermi per compiacere il suo ragazzo.
È bastato che lei guardasse i miei piedi nudi sulle piastrelle fredde per capire, prima di me, in che tipo di uomo potevo trasformarmi se me lo ordinava.
Il mare mi ha sputato sul ponte di uno yacht senza un solo uomo a bordo. Quando mi sono svegliato la seconda volta, avevo già il loro vestito addosso e non capivo perché mi lasciassi fare.
Mi lanciasti le tue mutandine ancora tiepide e un sorriso. «Mettele e aspettami», dicesti. Due ore dopo ero ancora in ginocchio, a contare i minuti fino al tuo ritorno.
Bastò un sorriso e un paio di stecche da biliardo perché lei gli capovolgesse il mondo. Ora indossa un grembiule di pizzo e attende, tremando, il campanello.
Per mesi mi costrinse a obbedire nel suo letto. Quando finalmente parlai, non immaginai che la giustizia gli avrebbe restituito ogni colpo trasformandolo in ciò che più disprezzava.
Avevo diciannove anni e una voglia impossibile da nascondere. Lui se ne accorse appena mi aprì la porta del suo appartamento, e non potemmo più fingere.
Quella donna mi guardò da capo a piedi, sorrise e disse la frase che mi avrebbe cambiato la vita: con un po’ di trucco, potevo passare per una bambina.
Non serviva come protagonista, gli dissero. Ma quel culo, sussurrò il produttore con la camera puntata, quel culo ha futuro in questo settore.
La prima volta che mi sono inginocchiato davanti a mio cugino ho smesso di essere chi ero. Quello che è venuto dopo ha cambiato il mio corpo per sempre.
Chiuse la porta del bagno, si guardò nello specchio con la blusa corta e il pizzo bagnato, e capì che quella notte non ci sarebbe stato modo di tornare indietro.
Quella notte mi fecero la prima iniezione di ormoni e mi costrinsero a buttare via tutti i vestiti da uomo. «Vedrai come diventi carina», mi disse sorridendo.
Quando aprì la busta trovò un reggiseno color bordeaux e un biglietto: «Prenda confidenza con le sensazioni. Domani cominciamo sul serio». Non c'era ritorno.
Quella mattina presto mi misi la gonna, i collant e i tacchi che nascondevo nell’armadio. Non sapevo che, dall’altra parte del pianerottolo, qualcuno stava guardando.