Il voyeur che pagò per guardarmi
Il mio padrone piantò l’idea come un seme: denaro per il mio corpo e uno sconosciuto a osservare ogni dettaglio. Quel martedì uscii a realizzarla senza sapere come sarebbe finita.
Il mio padrone piantò l’idea come un seme: denaro per il mio corpo e uno sconosciuto a osservare ogni dettaglio. Quel martedì uscii a realizzarla senza sapere come sarebbe finita.
Siamo andati a Formentera per farla guardare. Non immaginavo fin dove sarebbe arrivata quando quello straniero ha steso il telo a pochi metri da noi.
Quella sera d'aprile sono uscita senza reggiseno e con un tanga minimo. Non sapevo che mio marito avrebbe frenato davanti al distributore abbandonato per farmi quello.
Le dissi che cercavo qualcosa di più forte di lei, molto più forte. Non si scandalizzò. Sorrise e disse di conoscere un posto dove era possibile.
Sono salita sul catamarano per perdermi un po’ dal mondo. Non avrei mai immaginato che sarei finita nuda, circondata, e che sarei stata io a non volere che finisse.
Ne parlavamo da mesi e non osavamo mai. Finché una coppia ci invitò allo spa liberal in un pomeriggio di maggio, e Sofía varcò quella porta prima di me.
Noelia ci guardò sopra il bicchiere di cava e fece la domanda che nessuno si aspettava: come vivevamo la nostra vita sessuale dopo tanti anni insieme?
Una mano paziente spuntava dalle sbarre e mi accarezzava il ventre senza fretta. Mio marito mi slacciò un bottone della camicia per aprirle la strada.
Le avevo dato il permesso di farci guardare. Quello che non mi aspettavo era che fosse lei stessa a tirare la tenda e a spostare la mia mano per mettere la sua.
Prenotai l’orario senza allievi e la maglietta più stretta che avevo. Quello che non immaginavo era di trovare due uomini ad aspettarmi sul tatami.
Ci eravamo scambiati centinaia di foto, ma non era mai successo nulla di persona. Fino a quel pomeriggio di marzo in cui andai a prenderla e lei aveva già un piano.
La prima volta che mi baciò in quel parcheggio scappai via. La seconda non trovai scuse: lo lasciai schiacciarmi contro lo stesso muro di blocchi.
Avere un cazzo nel culo e un altro in bocca non era il mio programma per un sabato. Ma entrai nella sauna, incrociai due sguardi e tutto cambiò.
Quella notte indossai i calzoni color carne, la giacchetta dorata e la parrucca con la chioma. Non immaginavo che il costume avrebbe scatenato tutto quello che scatenò.
Mi sono svegliato duro, ho deciso di non farmi la solita sega e sono andato al cruising. Non immaginavo di finire in ginocchio con tre cazzi attorno alla faccia.
Mi chiese di non lavarmi prima di andare. Pensai fosse solo un capriccio, ma quella notte scoprii fin dove poteva spingersi la mia stessa vergogna.
Mi ritoccai davanti allo specchio, sorrisi e tornai in cucina con un piano che nessuno di loro immaginava. Quella sera il menù lo scelsi io.
Alle dieci in punto entro nella sala riunioni e, mentre il capo parla di cifre, la mia testa va in un posto dove io e lei non rispettiamo nessuna regola.
Si siede due sedie alla mia sinistra e, mentre la famiglia chiacchiera, la mia testa l’ha già messa a cavalcioni sulle mie gambe. Nessuno lo sa. Neanche lei. Non ancora.
Quando mio marito si alzò per andare in bagno, capii che l’uomo del tavolo accanto si sarebbe avvicinato. Non gli avevo ancora detto che avevo paura di tornare a qualcosa del genere.