Sono diventata l'amante di un compagno di viaggio
Guidavo di notte trasformata in un'altra donna e nessuno lo sapeva. Bastò una distrazione in una sosta perché lui scoprisse chi ero davvero.
Guidavo di notte trasformata in un'altra donna e nessuno lo sapeva. Bastò una distrazione in una sosta perché lui scoprisse chi ero davvero.
Quella mattina mi rasai le gambe, mi misi le platform bianche e scesi dall’auto sapendo che tutta la gente per strada mi avrebbe guardata. E infatti mi guardarono.
Sono sposata. Sono etero. Questo ero io quando sono entrata nel bagno del centro commerciale. Quello che ero quindici minuti dopo, non ne sono più così sicura.
Le ho scritto «Giochiamo?» dal mio camerino. Cinque secondi dopo mi sono infilata nel suo, pronta a farla venire in silenzio prima che la commessa se ne accorgesse.
La trovai mentre si mordeva il labbro davanti allo specchio, con il bikini addosso e l’inguine già bagnato. Non avrei aspettato che fosse pronta.
Entrai in bagno da uomo e ne uscii con un minivestito e delle platform. La mia ragazza mi aspettava in sala con tre sconosciuti e un sorriso che diceva tutto.
Indossava una minigonna, calze nere e occhiali da sole che mi impedivano di capire quando mi stesse sgamando. Finché smise di fingere e iniziò a giocare con me.
Il receptionist gli fece l’occhiolino consegnandogli l’asciugamano. Quel gesto fu solo l’inizio: in ogni sala lo aspettava un corpo diverso e un nuovo calore.
Sono sceso dall’autobus con la testa in fiamme e i pantaloni stretti. Sapevo perché andavo nel terreno incolto, ma non che sarei stato scopato tre volte di fila.
Quando Diego chiuse la porta del furgone e sparì verso le luci del supermercato, seppi che avevo mezz’ora per fare tutto ciò che immaginavo da mesi.
Mateo mi fece un cenno con la testa e salì le scale. Io lo seguii senza pensarci, sapendo che la sua ragazza era la mia migliore amica e che ormai niente poteva fermarci.
Scese in sala senza mutandine e senza reggiseno. Diceva di non sapere cosa le stesse succedendo, ma io cominciavo già a capirlo: quel giorno avrebbe superato ogni limite.
Sono arrivata presto in piscina con un bikini che lasciava poco all’immaginazione. Volevo capire se la ragazza dal sorriso malizioso si sarebbe spinta oltre.
I miei amici passeggiavano ridendo tra le vetrine. Io mi fermai davanti alla sua e, dal modo in cui mi ricambiò lo sguardo, seppi che quella notte non era per loro.
Salii sul furgone di un gruppo di turisti senza pensarci due volte. Il mio ragazzo sarebbe tornato dal supermercato tra dieci minuti. A me ne bastava uno.
Quando arrivammo quella sera, mia moglie aveva già il plug inserito. Quello che non aspettavamo era di incontrare un ragazzo di diciannove anni che avrebbe cambiato la routine.
Quando mi sporsi dal finestrino dell’auto per vedere se mia sorella fosse ancora sveglia, lo scoprii alla finestra, mentre fumava. E capii che non avrebbe distolto lo sguardo.
Volevo che la guardassero. Che se la mangiassero con gli occhi. Quello che non immaginavo era che uno degli sconosciuti in fondo avrebbe osato cercarla sotto le docce.
Sono uscito a fumare nel buio e l’ho visto: accovacciato dietro la palma, con lo sguardo fisso sulla finestra dove lei si spogliava senza sapere di essere guardata da due.
Alle due di notte, in quella sala con le luci rosse, smisi di fingere che fossi entrata solo per accompagnare mio marito. Stavo guardando. E mi stava piacendo troppo.