Quello che vidi nella sauna della palestra quel pomeriggio
I due asciugamani sull’attaccapanni mi avvertirono che non ero solo. La cosa intelligente sarebbe stata andarmene. Invece rimasi incollato al vetro.
I due asciugamani sull’attaccapanni mi avvertirono che non ero solo. La cosa intelligente sarebbe stata andarmene. Invece rimasi incollato al vetro.
Mateo le promise che sarebbe stato un successo. Quello che non le disse è che aveva intenzione di nascondersi sotto la scrivania mentre lei salutava i primi follower in diretta.
Quella mattina, mentre si vestiva senza pudore davanti a me, capii che il vero gioco non era il sesso: era quanta gente volesse guardarla.
Non avevamo ancora superato il cancello del garage quando lei mi aveva già sbottonato i pantaloni. Diceva che non riusciva ad aspettare di salire, e le ho creduto.
Gli dissi di portarmi per la strada ben illuminata. Lui sorrise, prese la deviazione verso il belvedere e io lasciai che il vestito mi salisse fino alla coscia.
Sollevò un asciugamano tra le portiere dell’auto per nascondersi da tutti. Non contava sul vento, né su quanti occhi la stessero già osservando.
Incrociai lo sguardo di una donna dall’altra parte del bancone. Mi era molto familiare, ma non capivo da dove. Finché si avvicinò e pronunciò due parole che cambiarono tutto.
Scoprii che il piacere non stava nel mare o nel paesaggio, ma nell'istante esatto in cui uno sconosciuto si accorgeva che non portavo nulla sotto.
Non avrei mai pensato che uno spettacolo delle quattro e mezza sarebbe finito con me a trattenere il respiro, pregando che nessuno guardasse verso la nostra fila.
Un’onda dispettosa, un asciugamano bagnato e, all’improvviso, il mio bikini incollato al tessuto mentre io restavo in piedi. Quello che accadde dopo mi cambiò per sempre.
Era un’eternità che un uomo non la toccava. Bastarono due sconosciuti e un vagone affollato perché il suo corpo la tradisse senza permesso.
Ho detto a Mateo che mi sarei abbronzata a pancia in su. Non gli ho confessato che il vero piacere era sapere che ogni uomo di passaggio si fermava a guardarmi.
Accettai il fetish del mio ragazzo ed uscii vestita per farmi guardare. Non immaginavo che sarei finita sola con un poliziotto che mi osservava troppo.
Non ero mai uscita per strada vestita da donna. Quella notte mi dipinsi le labbra nel bagno di una stazione di servizio e guidai fino a lui senza pensare a cosa sarebbe successo.
Credevo che dormisse mentre una bionda si avvicinava a me sulla spiaggia. Al ritorno mi confessò di aver visto tutto a occhi socchiusi.
Anni fa ho scritto dieci comandamenti per non fare del male a nessuno. Il primo è non intervenire mai. Il secondo, restare nascosto. Questa è una delle notti che non confesserò mai.
La conobbi a un corso d’inglese e la credevo timida. Quella notte, sul sedile in fondo, scoprii che era molto più audace di quanto sembrasse.
Quando si spensero le luci della sala, capii che quella notte avremmo oltrepassato un limite dal quale nessuno dei due avrebbe voluto tornare.
Chiuse il chiavistello alle mie spalle e, prima che potessi protestare, le sue dita stavano già cercando la mia cintura. Disse soltanto: «Ho sentito che era il tuo compleanno».
Sorteggiammo le squadre e capitai con lei. Dopo pochi minuti capii che si era accorta di tutto e che le piaceva guardare tanto quanto a me piaceva essere guardata.