La fantasia dell’auto si è finalmente avverata
Quando vidi il suo messaggio prima di entrare nel parcheggio, capii che non sarei tornata a casa con le gambe tremanti solo per aver guidato.
Quando vidi il suo messaggio prima di entrare nel parcheggio, capii che non sarei tornata a casa con le gambe tremanti solo per aver guidato.
Fingevo di guardare lo schermo mentre lui mi apriva i pantaloni sotto la felpa e mi faceva tremare nell’ultima fila.
Fin da quando si sedette accanto a me fu chiaro che non aveva intenzione di pagare con i soldi; quando mi chiese di fermarmi al parco, capii perché.
Volevo solo guardare la programmazione, ma finii in ginocchio tra le poltrone, con il suo cazzo in bocca e lo schermo a illuminarci a tratti.
Mi accompagnò alla fermata, mi portò lo zaino e finii per trascinarlo dietro i cespugli per ringraziarlo nel modo più sporco.
Mi afferrò la mano alla reception, disse che gli dovevo qualcosa e, prima ancora di poterci pensare, lo stavo già baciando contro la porta del bagno.
Mi sono tolta la biancheria prima di uscire e, quando il vagone si è riempito, ho capito che non sarei scesa dalla metropolitana uguale a come ero salita.
Quando il suo corpo si incollò al mio durante la kizomba, capii che quella sera non sarei rimasto a metà con quella donna matura.
Avevo le mie cose, ma quando mi disse che voleva solo la mia bocca capii che sarei finita in ginocchio a ingoiare tutto.
La vidi camminare lungo la riva con la pancia rotonda e un sorriso che mi ricordò tutto ciò che avevamo lasciato in sospeso.
All’inizio erano soltanto baci impacciati e carezze sopra i vestiti; poi lui cominciò a chiedermi di lasciarmi guardare e mostrare sempre di più.
Pensavo stessimo solo giocando sotto il tavolo, finché mi baciò con la bocca piena della sborra di un altro uomo.
Appena chiuse la macchina in quello spiazzo deserto, capii che non saremmo tornati a casa tanto presto.
Tutto iniziò come uno scherzo tra amici, finché lei mi cercò sulla sabbia, mi strinse tra le mani e chiarì che non era venuta per parlare.
Ogni mattina fingevo di guardarle il viso, ma vivevo in attesa delle sue tette; quando mi parlò, capii che non si poteva più tornare indietro.
Mi separai dalle mie amiche, accettai un drink da alcuni turisti e, quando provai a reagire, ero già in ginocchio sulla sabbia circondata da uomini.
Andai in bagno per eccitarmi un po’, ma l’uomo che mi seguiva con lo sguardo aveva già altri piani per me.
La cassiera mi aveva guardata male quando aveva passato i cetrioli, la carota e la melanzana. Non immaginava dove sarebbero finiti poche ore dopo.
Ci sedemmo uno di fronte all’altra in prima classe e, prima della fermata successiva, già tremavo per ciò che mi lasciava vedere sotto il tavolo.
Ci siamo finte una coppia per evitare gli idioti, ma tra alcol, gelosia e sfregamenti abbiamo oltrepassato una linea che non potevo più fingere di non vedere.