La dominai quella notte con il mio vestito di lattice nero
Il vestito brillava sotto la lampada e lei non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Prima di cena era già nuda nella mia stanza, a chiedermi di mostrarle il mio mondo.
Il vestito brillava sotto la lampada e lei non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Prima di cena era già nuda nella mia stanza, a chiedermi di mostrarle il mio mondo.
Non avrei mai pensato di lasciare che uno sconosciuto mi palpasse il culo tra tanta gente, ma il prurito ebbe la meglio e non allontanai la sua mano.
Sono entrata nell’hotel per sfuggire al caldo, ma è stata la sua voce a spogliarmi per prima e a farmi desiderare di inginocchiarmi.
Finsi di scandalizzarmi, ma da anni mi bagnavo all’idea di divaricare le gambe davanti a mio marito e a uno sconosciuto.
Gli dissi che sarei tornata a casa, ma feci inversione nel parcheggio e andai dritta a realizzare tutto ciò che ci eccitava da settimane.
La vidi camminare a piedi nudi al tramonto e, quando mi parlò, capii che quella notte non sarebbe stata come nessun'altra della mia vita.
All'inizio fu per disperazione; poi, per desiderio morboso. La notte in cui decisi di nascondermi a guardare non ci fu più ritorno.
Avevo bevuto tre whisky e non avevo alcun motivo per tornare a casa quando quella rossa dagli occhi ambrati mi chiese di assicurarle la notte.
Tutto comincia con una discussione scomoda in macchina, ma nella fila del cinema una signora sconosciuta cambia ogni cosa con una tensione impossibile da nascondere.
Aprii le gambe sotto il tavolo per provocare gli sguardi, ma non immaginavo fin dove sarebbe arrivata quella notte in quel ristorante.
Sono entrata nel sentiero tenuta per mano da uno sconosciuto, mentre mio marito faceva la guardia fuori e la gonna mi aderiva alle cosce per il puro morbo.
Scesi nel bagno turco con una voglia pazzesca e il culo già palpitante. Non immaginavo che tre sconosciuti mi avrebbero spaccato in due quello stesso pomeriggio.
Entrai nell’hammam tenuta per mano da mio marito e ne uscii tremante, fradicia e con un’immagine in testa che ancora oggi mi eccita.
Lo guardai allontanarsi in ascensore pensando di essermi reso ridicolo; quando il campanello suonò di nuovo, ero ancora nudo e più arrapato di prima.
I nostri sguardi si incrociarono durante il concerto e quella sera non vidi più nient’altro. Quando mi sussurrò all’orecchio nei bagni, sapevo già che sarebbe finito nella mia camera d’hotel.
Camminai per due chilometri lungo la riva cercando qualcuno che mi facesse dimenticare il mio nome. Accanto all'eucalipto lo vidi sdraiato, con palle da toro.
Quando mi disse di non aver mai visto una verga, capii che quella notte non sarebbe tornata a casa la stessa donna.
Lo vidi fermarsi accanto alla panchina per allacciarsi il laccio e, in pochi secondi, smisi di pensare da corridore e iniziai a guardare da uomo eccitato.
Si sedette accanto a me quando spensero le luci e, prima di mezzanotte, stavo già immaginando la sua mano che mi sollevava il vestito.
Quando vedemmo quanto gli si segnava l’erezione uscendo dall’acqua, capii che quella caletta non sarebbe finita con una semplice birra.