Il rituale di ossidiana per punire il mio truffatore
Per un anno ha sognato il giorno in cui avrebbe potuto restituirgli ogni inganno. La notte del Giorno dei Morti, un amuleto di ossidiana le offrì esattamente quello.
Per un anno ha sognato il giorno in cui avrebbe potuto restituirgli ogni inganno. La notte del Giorno dei Morti, un amuleto di ossidiana le offrì esattamente quello.
Gli diedero la carica a un antico orologio e, all’alba, il suo corpo non era più il suo. Una settimana di piacere rubato con un prezzo da riscuotere solo nell’ultima notte.
Se avessimo ordinato birra, ci saremmo salutati. Se avessimo ordinato vino, saremmo rimasti. Non avrei mai immaginato dove ci avrebbe portati quel bicchiere.
Non l’ho mai detto al mio compagno. Ma quando chiudo gli occhi non sono io a decidere: qualcuno entra, mi trattiene e il mio corpo smette di obbedirmi.
Immaginavo questo giorno da due anni. Non sapevo che un uomo sulla cinquantina, con lo sguardo fisso sul mio, avrebbe deciso per me come sarebbe stata la mia prima volta.
La osservavo da settimane dietro il banco della clinica. La notte in cui la sua vita crollò, la invitai a salire nel mio appartamento e le offrii l’unica cosa che non poteva rifiutare.
Il letto di fronte scricchiolava ogni alba al ritmo di uno sconosciuto, e lei fingeva di dormire mentre calcolava quanto fosse disposta a perdere.
Arrivai tremando nella stanza, chiusi le tende e mi spogliai seguendo le sue istruzioni. Volevo solo essere una bocca utilizzabile. Non immaginavo cosa ne sarebbe uscito.
Abbiamo chattato per settimane attraverso uno schermo, ma e se dal vivo non restasse nulla di quella scintilla? Poi lo vidi attraversare il bar e il mio corpo rispose prima della mente.
Ero uscita decisa a farmi vedere con altri, ma finii tra due auto, in una strada vuota, a farmi usare da uno che conoscevo appena.
Avevo otto mesi di pancia, gli ormoni a mille e un uomo sudato al lavoro nella stanza del bambino. Quel pomeriggio smisi di essere la moglie composta che tutti credevano.
Tornai a scuola quel pomeriggio con la scusa di studiare in biblioteca, ma nessuna delle due avrebbe aperto un libro. Eravamo lì per loro.
Cammino tra gli armadietti con l’asciugamano sulla spalla e sento tutti gli sguardi. Fingono di non guardare, ma i loro corpi mi rispondono prima delle parole.
Insistette così tanto per accompagnarmi fino al portone che finii per invitarlo a salire. Alle otto del mattino squillò il suo telefono e tutto cambiò di colpo.
Quando salii in macchina e vidi quell’uomo sul sedile davanti, non immaginai che il mio amante mi ci aveva portata per consegnarmi a un altro.
Quando si aprì la porta dell’ascensore e vidi quella dell’appartamento socchiusa, capii che stavolta non ci sarebbero state regole. E una parte di me lo desiderava da giorni.
Mi infilò un bigliettino in mano mentre ritirava il piatto. Lo lessi in camera: era il suo numero. E capii che quella notte non sarei rimasta sola.
Alle quattro del mattino, chiuso sotto le lenzuola con il telefono di mia madre, cominciai ad aprire cartella dopo cartella senza immaginare che nulla sarebbe più stato uguale.
Ero sudata e ansimante quando alle mie spalle mi raggiunse la sua voce. Non voleva invitarmi a cena: voleva comprarmi tutta la notte, e io volevo farmi comprare.