La mia confessione gay in un cinema porno vuoto
Andai in bagno per eccitarmi un po’, ma l’uomo che mi seguiva con lo sguardo aveva già altri piani per me.
Andai in bagno per eccitarmi un po’, ma l’uomo che mi seguiva con lo sguardo aveva già altri piani per me.
Ci sedemmo uno di fronte all’altra in prima classe e, prima della fermata successiva, già tremavo per ciò che mi lasciava vedere sotto il tavolo.
Quella notte entrai in hotel pensando al lavoro, ma finii per confessare ciò che mi ha sempre bagnata: essere guardata, registrata e scopata senza pudore.
La seconda volta non uscì dall’ombra per urlare o scappare: uscì con il vestito aperto e disse che mi aspettava da settimane.
Dovevo solo vendergli un tanga bagnato, ma quando mi diede il primo ordine ero già a gambe aperte, tremante e desiderosa di obbedire.
Mi sono tolta il bikini sott’acqua per eccitarmi da sola, ma non avevo previsto che un uomo nella mia corsia si avvicinasse troppo.
Scesi dalla carrozza tremando, ma loro mi stavano già seguendo, come se avessero fiutato quanto ero rimasta bagnata in mezzo a tutta quella gente.
In galleria fingevo di avere tutto sotto controllo, finché uno sconosciuto mi ordinò di lasciare il calice e obbedire.
Credevo che la cena sarebbe finita a letto con mio marito, finché lui non chiese che un altro uomo mi facesse sua sotto i suoi occhi.
Quando vidi il corridore fermarsi davanti alla portiera aperta, capii che non ci saremmo fermati: lei era ormai troppo eccitata per fingere pudore.
Mi ero seduta da sola a leggere al parco, ma due uomini maturi finirono per circondarmi sulla panchina e trasformare la notte in qualcosa di molto più sporco.
Ero uscita solo per comprare dei cuscini e un gelato, ma quell’uomo continuava a guardarmi le gambe come se sapesse già come sarebbe finita la notte.
Scesi dal traghetto in cerca di silenzio e calette incontaminate; alla reception mi dissero che era rimasta una sola suite, con un letto enorme, e che avrei dovuto condividerla con lui.
Non avevo mai sentito qualcuno guardarmi così da un carro, come se tra tutta quella gente avesse scelto soltanto me per la notte più lunga dell’anno.
Quando scesi le scale del bar, capii che quell’uomo mi guardava senza nascondersi. E la cosa peggiore era che, a ogni passo, volevo che guardasse ancora di più.
Avevo trentaquattro anni, due rotture alle spalle e la certezza che, se non me ne fossi andata, mi sarei spenta in un ufficio. Così partii.
La conobbi al bar dell’albergo: elegante, coi capelli corti e biondi, e un sorriso che aveva già deciso cosa sarebbe successo tra noi. Non immaginavo perché mi avesse scelto.
La mia capa mi aveva eccitato per tutto il volo. Quando mi alzai per andare in bagno, non mi aspettavo che qualcun’altra entrasse dietro di me.
La mattina dopo la festa, Daniela e Selene stanno già progettando qualcosa di più audace: trovare due uomini capaci di rendere quel compleanno indimenticabile.
Erano le undici di sera, la strada era deserta e decisi di togliermi i vestiti proprio lì. Non immaginavo che qualcuno barcollante all’angolo mi stesse osservando.