L'appuntamento finì con lui ammanettato e alla sua mercé
Accavallò le gambe lentamente perché lui notasse il pizzo nero sotto l'abito. Quella notte non sarebbe stato lui a comandare, anche se ancora non lo sospettava.
Accavallò le gambe lentamente perché lui notasse il pizzo nero sotto l'abito. Quella notte non sarebbe stato lui a comandare, anche se ancora non lo sospettava.
Cinquecento euro per lasciarsi colpire proprio dove faceva più male. Accettò senza pensarci, convinto che tre donne non potessero fargli troppo male. Si sbagliava.
Abbassai i pantaloni macchiati di caffè convinto che fosse il mio grande momento. Non sapevo che proprio allora sarebbe entrata sua sorella maggiore.
Mancavano due ore alla videochiamata e il mio corpo già tremava. Non mi sarei toccata neanche una volta; bastava scrivere ciò che dovevo fare su me stessa.
Mi inginocchiai al centro del salone mentre loro decidevano, frase dopo frase, come mi avrebbero trasformata. E io potevo solo desiderare che cominciassero subito.
La vidi leggere sull’ultimo treno del pomeriggio, fragile e indifferente a tutto. Non immaginava che quel «ciao» sarebbe stato il primo di tanti ordini.
Non l’ho mai visto di persona. Mi sono bastate le mie parole, un altare di candele e la certezza che un uomo può inginocchiarsi davanti a qualcuno che non gli restituirà mai il gesto.
Gli concessi trenta giorni per dimostrarmi che serviva a qualcosa. La prima notte non gli permisi di toccarsi: solo accendere una candela, obbedire e attendere la mia punizione.
È salita sul palco con un vestito rosso e una voce impossibile. Non immaginava che cantare così bene sarebbe stata la trappola con cui il suo produttore l’avrebbe rinchiusa per sempre.
Quando entrai nella villa c’erano solo trenta uomini in abito elegante e un bicchiere ad aspettarmi. Mi ci volle poco per capire per cosa mi avessero pagata tanto.
Se ne rideva, nuda e trionfante, convinta di averli usati. Non vide l’odio crescere nei loro sguardi finché non fu troppo tardi.
Per settimane passai davanti a loro fingendo paura. Quel pomeriggio mi tolsi il reggiseno dietro un cespuglio e decisi di lasciar fare a quei sei uomini tutto ciò che volevano.
C’era solo una cosa che avevano proibito di farmi, ed era proprio l’unica che desideravo mentre mi usavano per un mese intero.
Stavamo insieme da quasi quarant’anni, ma quella notte Marta si sedette davanti a me e cominciò a raccontarmi, senza filtri, ciò che aveva fatto nel bagno di quel bar.
Renata firmava bilanci tutta la settimana e sognava che qualcuno la trattasse senza delicatezza. Il camionista della chat le offrì quindici giorni di strada, e lei inventò un corso per sparire.
Andrés aveva cinquantatré anni e un matrimonio finito quando lei gli sfiorò la mano con le unghie rosse e gli sussurrò di non aver paura di esplorare.
Chiuse la porta a chiave, riempì il sacchetto del clistere e mi fissò negli occhi. «Non costringermi a mettermi dura con te», disse. E capii che quella notte tutto sarebbe cambiato.
Ci odiavamo da secoli e volevamo ammazzarci. Non mi aspettavo di finire col suo cazzo fino in fondo mentre l’auto ci si sfaldava sotto.
Ogni mattina mia nonna mi svegliava con una punizione che avevo imparato a supplicare. Quel pomeriggio, la sua vecchia amica arrivò decisa a non limitarsi a guardare.
Sapevo che sarebbe venuto strisciando. Quello che lui non sapeva era quanto pensavo di farlo aspettare prima di lasciargli sfiorare persino la punta del mio piede.