La mia coinquilina aveva un vizio che non mi aspettavo
Pensavo fosse una normale serata di studio, finché lei si voltò, mi fissò e pronunciò quella frase che cambiò tutto tra noi.
Pensavo fosse una normale serata di studio, finché lei si voltò, mi fissò e pronunciò quella frase che cambiò tutto tra noi.
Il giorno in cui persi l’ultimo autobus sotto la pioggia capii che la libertà aveva un prezzo e che quell’uomo dalle mani pazienti sapeva esattamente quanto fossi disposta a pagare.
Passai accanto al suo banco, gli lasciai un biglietto senza farmi vedere da nessuno e uscii in cortile a fumare. Quando bussò alla porta, avevo già smesso di pensare a ciò che era giusto.
Alzai lo sguardo verso la professoressa che tutti temevano e mi si gelò il sangue: era lei, la donna con cui mi ero masturbato in webcam per due anni.
La conobbi a un corso d’inglese e la credevo timida. Quella notte, sul sedile in fondo, scoprii che era molto più audace di quanto sembrasse.
Credevo di essere andata solo a cancellare quelle foto e a tornare alla mia vita. Quando don Marcial aprì la porta capii che ero lì per tutt’altro, e lui lo sapeva meglio di me.
Arrivai a casa sua con una gonna troppo corta e la scusa di passare l'esame. Non smise di guardarmi, e io non ero certo lì per studiare.
Da anni fingevo con il mio ragazzo. Quella notte, dall’altra parte del bar, c’era l’unico uomo che sapesse davvero ciò che il mio corpo chiedeva.
Dal mio balcone si vedeva il suo letto. Quella sera uscii a prendere aria come sempre, senza immaginare che avrebbe acceso la luce e si sarebbe spogliata davanti a me.
Lo vidi inquieto su una panchina del campus, in attesa di qualcuno, e il mio radar si accese. Non immaginavo che quel ragazzo timido mi avrebbe fatto perdere il conto delle ore.
Avevamo entrambi una relazione e lo sapevamo entrambi. Eppure mi tolsi il maglione sul sedile del passeggero e gli lasciai guardare ciò che desiderava da settimane.
Avevo due opzioni: fermare tutto e allontanarla da lui, oppure dargli via libera perché si prendesse ciò che volevo di più. Scelsi la peggiore delle due.
Avevo ventidue anni e un lavoro finale che valeva l’intero corso. Quello che non era nei piani era l’offerta che quell’uomo mi avrebbe fatto sulla strada di casa.
Avevo l’età per essere sua madre, ma lui mi guardò come si guarda una donna da spogliare piano. E io non lo corressi.
Ogni volta che usciva da quell’appartamento si giurava che era l’ultima. E il giorno dopo tornava con la gonna più corta, pronta a compiacerlo di nuovo.
Il sedile del passeggero era scomodo per lui, così gli ho offerto di condividere il letto. Non immaginavo cosa sarebbe successo quando ha creduto che stessi già dormendo.
Scelsi il ragazzo più ambito del paese non perché lo amassi, ma perché avevo bisogno di qualcuno da plasmare mentre la mia testa era altrove.
Salì con due contenitori e un sorriso fin troppo gentile. Lui aveva ventidue anni, tutto il fine settimana libero e un’idea che sapeva di non dover avere.
Non le ho mai detto quello che immaginavo di notte mentre dormiva accanto a me. Questa è la confessione che tengo zitta da quando siamo arrivati in quella città.
Non erano passati neanche cinque minuti di film quando la sua mano già cercava sotto i miei shorts, e io, invece di allontanarla, pregavo che nessuno in sala si voltasse a guardarci.