La notte in cui mi è sfuggita di mano con quattro
Sono arrivata con un vestito nero e l’idea di passare un’oretta facile. Alle tre di notte non contavo più le bottiglie né le mani che mi percorrevano la schiena.
Sono arrivata con un vestito nero e l’idea di passare un’oretta facile. Alle tre di notte non contavo più le bottiglie né le mani che mi percorrevano la schiena.
Mi svegliò la sua bocca attorno al mio cazzo e capii che il secondo giorno nella casa sulla spiaggia sarebbe stato ancora più lungo del primo.
Quando le ho chiesto cosa la eccitasse davvero, si è messa a cavalcioni su di me e ha cominciato a raccontarmi una notte che non aveva mai confessato a nessuno.
Volevo solo smaltire la sbornia dormendo. Ma quando la porta si aprì ed entrarono in tre, decisi di restare con gli occhi chiusi per vedere fin dove si sarebbero spinti.
Ero senza sue notizie da una settimana quando mi aspettò all’uscita di lezione, mi portò in un angolo appartato e lasciò che tre sconosciuti vedessero tutto.
Ogni volta che Noa distoglieva lo sguardo, Marina la osservava in silenzio, convincendosi che guardare le gambe della sua migliore amica non significasse nulla.
Condividevano la stessa lezione tre giorni alla settimana e si guardavano di nascosto. Finché una delle due decise di essere stanca di fingere che non stesse succedendo nulla.
L’ho seguita sui social per vendicarmi della mia ex, ma alla fine ho finito per desiderare lei. Mesi dopo l’ho vista tra la folla e ho capito che stavolta non l’avrei lasciata andare.
Bastò una fotografia appesa alla parete del laboratorio perché il professore capisse che non avrebbe più potuto guardarla come una studentessa.
Quella notte, nascosto nell’ombra del corridoio, mio marito capì che offrirmi a un altro uomo aveva un prezzo: vedere un altro darmi ciò che lui non sapeva più darmi.
Lo evitavo sempre perché era silenzioso e strano. Poi una spinta in metro mi fece scoprire ciò che nascondeva sotto quei vestiti enormi, e non pensai ad altro.
Sono salito a vedere perché gridava la ragazza in fondo al corridoio. Non immaginavo che avrebbe mollato l’asciugamano e mi avrebbe chiesto di guardare, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Pensavo di essere il più disciplinato della facoltà. Poi lei si appoggiò alla porta dell’aula vuota e mi fece capire che sapeva tutto ciò che nascondevo.
Andavamo avanti da settimane a sfiorarci nei corridoi senza osare nulla. Quella sera mi stancai di aspettare, mi tolsi la felpa davanti alla sua porta e gli dissi cosa volevo.
La chiave girò nella serratura alle due di notte e io ero ancora sotto di lui, senza alcuna intenzione di coprirmi. Quattro paia di occhi mi guardarono dalla porta.
La testiera del suo letto sbatteva contro la parete a ritmo costante, e io, sveglio nel buio, non potevo più fingere che non mi importasse.
Avevano passato tutta la vita inseparabili, ma quel pomeriggio, soli sul divano, nessuno dei due volle fingere che quel bacio fosse stato un incidente.
La sua mano risalì dal mio ginocchio alla coscia senza fretta, come se sapesse già che non l’avrei tolta. E non la tolsi.
Per mesi ho finto di non guardarlo quando usciva dal bagno in boxer. Quello Natale, da solo in appartamento, ho aperto il sacco dei suoi vestiti sporchi.
Bastò che lei mi trovasse in ginocchio accanto al letto perché l’amicizia si spezzasse e iniziasse un’altra cosa: obbedire a ogni suo capriccio senza discutere.