La creatura del bosco che mi aspettava tra gli alberi
Vagavo con pochi vestiti addosso quando qualcosa di enorme e umido emerse dal folto e mi afferrò i polsi prima che potessi urlare.
Vagavo con pochi vestiti addosso quando qualcosa di enorme e umido emerse dal folto e mi afferrò i polsi prima che potessi urlare.
Mi sono svegliata sicura che fosse stato solo un sogno caliente. Poi ho visto la scatola sul tavolino del salotto, identica a quella del sogno, e il caffè mi è caduto dalle mani.
Quella notte di Halloween non si aspettava compagnia. Ma qualcosa di freddo si materializzò ai piedi del letto e sussurrò il suo nome come se lo conoscesse da tutta la morte.
L’avevo contro il muro quando squillò il cellulare. Le ordinai di rispondere in videochiamata: la sua amica avrebbe visto fin dove arrivava la sua obbedienza.
Si ripeteva di essere una donna perbene, ma quella notte, nella stanza d’albergo, scoprì quanto desiderasse obbedire a ogni mio ordine.
Erano giorni che non avevo sue notizie, sognando i suoi ordini. Quel pomeriggio varcai una porta che non dovevo e scoprii fin dove ero disposto ad arrivare.
Mi scrisse che voleva venire sulle mie labbra ancora prima di vedermi. Quella frase mi catturò, ma ciò che venne dopo, in riva al mare, superò ogni messaggio.
La prima volta che entrai nel suo ufficio credevo di dover negoziare un prestito. Ne uscii con le sue istruzioni impresse nella pelle e la certezza che il mio desiderio non mi apparteneva più.
Non ho mai avuto il coraggio di espormi. Fino a oggi. Domani andrò a lezione senza nulla sotto i vestiti, e averlo scritto qui sembra già il vostro primo ordine.
Attraversai quella porta convinta di conoscere i miei limiti. Tre ore dopo capii che li stavo appena scoprendo, tremando tra la paura e voglie che non sapevo nominare.
Io ero il tipo serio, in giacca e fuoristrada. Bastava che una donna mi sfidasse con lo sguardo perché la bestia si svegliasse, e quella fiera di paese la liberò del tutto.
Mi ordinò di masturbarmi davanti a lui mentre fumava sulla poltrona. Nessuno dei due immaginava come sarebbe finito quel pomeriggio di giochi.
Da settimane si allenava con i plug, decisa a sentire due cazzi insieme. Quella sera invitammo l’unica persona di cui potevamo fidarci per riuscirci.
Il telefono squillò ed era lui, che mi offriva una seduta per quel pomeriggio stesso. Dal tono capii che non avremmo parlato solo di massaggi.
Lo sentii dire al telefono: «questa vecchia è già pronta». Avrei dovuto offendermi. Invece sentii che mi bagnavo tutta contro il bancone.
Mi nascosi nel soppalco dello spogliatoio con Bruno dietro la schiena. Sotto, mia madre e la sua amica si spogliavano tra gli operai, e io non riuscii a staccare gli occhi.
Quando ci ha fatto salire sul palco e sono iniziate le scommesse su cosa avessimo sotto il vestito, ho capito che la festa di lusso non era più normale.
Ero sudata e ansimante quando alle mie spalle mi raggiunse la sua voce. Non voleva invitarmi a cena: voleva comprarmi tutta la notte, e io volevo farmi comprare.
Avevo diciannove anni e una voglia impossibile da nascondere. Lui se ne accorse appena mi aprì la porta del suo appartamento, e non potemmo più fingere.
Accettai di salire in una stanza con dodici materassini sul pavimento, senza immaginare che quella mattina non me ne sarei andato con un solo uomo marchiato sulla pelle.